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mercoledì 13 novembre 2019

Venezia color seppia

Il Cardinale Urbani

Non voglio piangere su Venezia affogata dalla laguna che tanto l’ama, non serve versar lacrime che sono ancora acqua all’acqua. E così, per celebrar la Serenissima che, bella tra le belle, soffre nella calamità che l’affligge, ripenso a una certa amica di nome Elisabetta che conobbi quando, giovanissima, ero tra i redattori di “Domenica in”, ai tempi delle ragazze pon pon di Gianni Boncompagni. Io mi occupavo allora di far da assistente e addetto stampa (per la trasmissione) di una certa attrice napoletana di cui tutti amano il sorriso e io invece ebbi a conoscere l’asprezza, Lei, Elisabetta, era ufficio stampa del programma tutto quanto. Finché, per un mese, non la sostituii, scoprendo con sorpresa i segreti dei giornalisti.
Zio di Elisabetta era il Cardinale Giovanni Urbani, che fu Patriarca di Venezia. Di lui, riguardandolo  in una fotografia che è qui anche per voi, Elisabetta aveva preso gli occhi celesti, d'acqua di laguna e una cert'aria trasognata che mi fece sceglier lei, per compagna, in un bel viaggio praghese.
E si sentiva, nelle sue stanze, odor di santità e poco mancò che, come il suo predecessore (cioè Giovanni XXIII) (e il successore poi, ovvero Giovanni Paolo I)), divenisse Papa. Ma morì anzitempo o non so. Di lui, mi resta un ricordo di Elisabetta, dolce come sono tutti i ricordi di quei tempi andati, e lo vado a raccontare con la nostalgia che s'ha del sapor d'infanzia e di Rossana. Ed è di lei, piccina, che andava nelle sacre stanze a trovar lo zio e, insieme, al sabato sera, la famiglia si riuniva a guardare Canzonissima. E tutto filava via in gioia, senonché, quando comparivano le ballerine in calzamaglia nera, a gambe all’aria, un inserviente del Cardinale, in talare nera, si alzava dalla sediola e, a passi svelti, andava a tirar giù una tendina sullo schermo che, rotolando in allegria, bontà sua, nascondeva allo sguardo l’offesa di quelle nudità…

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