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martedì 12 novembre 2019

Un cortile a Pordenone

Si avvicina il Natale  e ho organizzato una maxi-vendita di bennibags in casa. Persino su Skype, a Milano...
Un certo parente alla lontana, fdi nome Sebastiano, che è avvocato e vive a Pordenone - dove mia madre visse ragazza, tra le brume friulane della piccola provincia la quale le stava stretta come una scarpa di mia sorella - mi ha mandato un suo piccolo libro, una lisca direi, un cosino di poche pagine, che racconta, in bell'italiano ironico e grazioso, la sua infanzia passata nel cortile di casa che era, per lui e per gli altri bambini che lì abitavano, il mondo. Infatti il libretto si intitola "Il cortile era il mondo" e io l'ho letto, tutto quanto, in un'ora, immersa nelle atmosfere di quel micro-mondo che era il nostro, profumato, di quando internet non c'era e gli uomini avevano i piedi ben piantati sulla terra e gli occhi, in devozione, al cielo.
Tante le piccole storie intrecciate di quel cortile che s'apriva - e s'apre ancora - lungo il Corso Vittorio Emanuele, che è la via centrale di Pordenone. Ma per me, tra tutti, il ricordo della zia Giusetta, che era la mamma dell'autore e che, piccola com'era, e alta come me bambina che l'andavo a trovare, conservava intatta negli anni la sua volontà di ferro. Viveva, nell'appartamento del cortile, in una fuga d'ombre e di stanze dove io mi perdevo come in un segreto alveare. Brusca nei modi, sempre a tirar su col naso (non so perché),  era parca d'affetto e niente baci. Ma in quel suo spartano andare, il cuore si scioglieva per Sciusciù che era un cagnolino nero, un barboncino, che la seguiva a ogni passo. E dove andava lei, lui pure. E se lo lasciava a casa, il cagnetto restava accovacciato all'ingresso in attesa che lei tornasse. Finché un giorno, tanti anni orsono (e ancora sento il pianto di mia madre) la zia Giusetta uscì e non tornò più a casa. 

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