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venerdì 1 novembre 2019

C'è cappello e cappello

bennibag con fiocchetto
Il silenzio avvolge cortili e palazzi come incanto fatato in questo giorno d'Ognissanti, quando la Comunione di Beati, Venerabili, martiri e Santi, sembra scendere, in punta di piedi, sulla terra per ridare cibo all'anime inaridite dalla mancanza di Dio che tutto ha creato. Nell'aria, un battito d'ali, un fremito di vita divina che si mescola agli odori della cucina mia, la zucca bollita, le verdure in padella, il brodo che sobbolle in crespo movimento di tenere acque.
Mi lascio trasportar dalla mano che sempre mi conduce e intanto penso a mio padre che, ogni giorno, cascasse il mondo, indossava, per uscire, il suo bel cappello Borsalino. Un cappello come chiusa di confezione da donare al mondo e lassù.
Mi piaceva il cappello di mio padre perché, elegante, era chiusa di vita, diga al pensiero che travolge la mente, diritto indicava, il cappello, le vie del cielo. Non così i cappelli di oggi, di certi modaioli che lo portano, per dire, anche in cucina e tra i formelli. Quel cappello vanitoso, pungente, ordinario è un cappello che pare innalzar fino alle stelle la vanità umana e niente ha a che vedere con il dolce cappello che portava mio padre.
E proprio qualche giorno fa, mentre me ne tornavo a casa dopo il mio stanco pomeriggio, ho veduto, lungo la via dei Serpenti, un cappello indossato come lo portava mio padre. Un cappello che somigliava al basco penitenziale che indossavamo noi alunne dell'Istituto Mater Dei di Piazza di Spagna...



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