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lunedì 19 marzo 2018

Sogno di bimba


Nonna Stella, bella com’era e anche imprudente, era figlia del vento e dell’avventura e viveva nei suoi sogni di bimba. Ficcava il suo naso lungo lì dove le pareva di annusare le ingiustizie. Una volta, a due soldati americani della Nato, grandi e grossi e pure armati, usciti a menar le mani dalla base di Aviano assestò due begli schiaffoni e quelli, basiti, invece di prendersela con lei, si fecero una risata e poi pace e una sigaretta. Per lei, giovanissima, giovane e poi quarantenne c’era posto nel cuore soltanto per l’ufficiale di Cavalleria che doveva diventare mio nonno, ma i due non si decidevano mai. Per un motivo o per l’altro, mancavano sempre all’appuntamento con l’amore. Lui aveva l’esercito stampato nell’anima. Bimbetto, seguendo i soldati a passo di marcia, si era perduto per Udine, dove sua madre, biondissima, lo aveva cercato in disperazione. Lei, mia nonna, piena di ammiratori, passava da uno all’altro, con spensieratezza e un poco di innocenza bambina…
Già madre anziana di mia madre e vedova militare, la Stella pensò bene di rinnovellar i passati amori, scambiando lettere e cartoline amorose con un certo Avvocato Cavallari, che era stato nientemeno che suo testimone di nozze. Lui, tutto preso da lei, aveva fatto il biglietto per Roma, dove lei viveva con noialtri Ponti da mesi, e, con una rosa gialla in mano si era ritrovato, perduto e solo, alla stazione Termini, in attesa di lei che, da lontano, zitta zitta,  avendolo scorto con gli occhi suoi neri, gettò in un cestino la sua rosa gialla di riconoscimento e via al trotto a casa dalla sua Regina, mia madre. Si tuffò sul letto, a gambe all’aria e: “Per carità! Non ha capelli!”, esclamò e poi più nulla del povero Cavallari, non più sogno di bimba, buttato, insieme alla rosa gialla, nella pattumiera e via verso una nuova avventura…

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