Il silenzio del
raccoglimento, nella compunzione solenne della settimana Santa che sta per
iniziare, accompagna i miei ultimi giorni quaresimali, mentre salgo sul Monte,
accompagnando il Signore nel viaggio suo del dolore. Da dove mi trovo, coprendo
con disco di mano gli occhi appuntiti, il mondo sembra galleggiare laggiù, come
un sogno nel deserto. Balugina nel buio pesto che dall’alto scorgo dalle parti
di Santa Marta, la figura bianca del vescovo di Roma che ride a ganascia – ma, per
davvero, eh! – delle Sante martiri che
hanno da sempre inghirlandato di rose la Chiesa. E’ ben triste un Pontefice che
non ama, così sembra, i Santi giovani, innamorati dell’Eucarestia! Ma, di nuovo, procedo e sul dorso
mi pesa la gran verità che taccio e che è sepolta nel mio mistero. Ma il cuore
è sereno e lieto risponde al saluto del giorno che avanza.
Dall’alto, dalle parti
di Montecitorio e Palazzo Madama, vedo grappoli di uomini intenti al lavoro
mondano del governare nel timone tutto umano dei palazzi del potere. Si sentono
eterni e non sono. Con sensi dolenti, seguo in televisione, gli spaghi annodati delle loro parole, i
sorrisi che nascondono pugnali, le finte risate sonore. Procedo, sotto il peso
mio che è anche il Suo, e ancora cammino sull’erta salita. A ogni passo, un
respiro profondo perché si procede a fatica, nell’aria sottile che mi circonda.
E mentre continuo a salire, gli occhi si chiudono nel sorriso di Sant’Imelda,
sento la voce di mio marito che, da lontano, mi richiama alla terra e corro al
mio primo lavoro di sposa. Scorrono tra le mie dita le trame famigliari di
calze e camicie, ricordandomi, nella loro divina, santa semplicità, che non c’è
salita senza discesa e non c’è un su senza un giù. Nella contemplazione la
vita.
Nessun commento:
Posta un commento