Mi sveglio nel lucore
mattutino mentre Roma, gli occhi ancora appannati, si stiracchia, levandosi dal
suo bel letto costruito su antichi muri e chiese divine, e al computer, per il
giro quotidiano degli incontri virtuali, scopro che oggi si festeggia un grandissimo
Santo, Don Orione, che si è prodigato per i poveri più poveri e che è un nome
noto anche a quanti a messa non vanno punto e non sanno neppure recitare il
Pater noster. Ma scorrendo la vita del Santo, così piena di cose (altroché
Sharon Stone…) e ricca di Provvidenza, resto io, senza parole, nel leggere la
vera, santa umiltà di due Pontefici grandissimi (che furono i suoi di quel
tempo) e che mancano in questa chiesa a capo
in giù dove si “beatifica”, con tutto il rispetto dovuto alla persona,
Emma Bonino che tutto è tranne che santa…
E il primo Papa di Don
Orione è Giuseppe Sarto (che poi divenne Pio X), al quale il piccolo sacerdote
scrisse una lettera d’appunto perché il Pontefice (che allora era Patriarca di
Venezia) “mangiava, giocava ai tarocchi e fumava il sigaro”. Quando Sarto salì
sulla cattedra di Pietro, incontrando Don Orione, mostrandogli la lettera che aveva posto nel breviario come segnalibro, gli disse: "Certi rimproveri fanno bene ai Patriarchi". E poi Pio XII (che amo
tanto). Un giorno, in partenza per Buenos Aires dove andava in qualità di
legato pontificio, a chi gli chiedeva una benedizione, rispose: “Andate da lui:
è un santo”. E poiché lo era davvero, tutto quanto “sancito” (cioè chiuso nel
Signore), lo sapevano anche gli scrittori – quelli veri - che, nella vita vera,
tuffano la pena come nell’inchiostro della verità, ecco che cosa rispose
Ignazio Silone a chi gli domandava quali personaggi lo avessero più colpito lungo
il cammino: «Don Orione e Trotskij: il primo non era il cristiano della
domenica mattina; il secondo non era il rivoluzionario del sabato sera». E ora che il sole è già più alto, in Via del Boschetto vanno e vengono uomini e cose, io corro a far mia la quotidianità che, nel lavoro pio, mi rappresenta.
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