Si comincia al lunedì
con tanto così di commissioni da fare e siccome il mattino ha l’oro in bocca,
eccomi nell’inverno tardivo di questo marzo appena nato con un papiro in testa
di commissioni da sbrigare, e non si sa proprio mai - ed è questo il bello della
musica – se si riuscirà, in questa Roma bella, a conquistare il vello d’oro.
Vabbè, di seguito. Bisogna passar prima per il Liceo Visconti e poi, nella mia
gioia multicolore, al Mercato all’Esquilino (dove scoprirò che i miei due
banchi del cuore, al lunedì, rimangono silenti, con gli occhi chiusi…) e poi
ancora in un certo negozio ai piedi dell’Aventino che però, oh tu guarda, è
chiuso pure lui e chissà mai perché visto che sono già le nove passate e niente
a squadrare il mistero. Non importa, penso con filosofia, si passa all’altra
tappa che è in un certo ufficio al piano tal dei tali di uno dei gran palazzoni
di ringhiera che disegnano le geometrie romane del Testaccio, dove visse,
proprio in Via Vespucci, mi pare, Elsa Morante. E trovar posto per l’automobile,
capirai, sicché giro a vuoto tra Via Vespucci e la piazza Santa Maria
Liberatrice, dove viveva, al terzo piano, la Mimma. Accosto in seconda fila,
proprio davanti al portone che fu il suo e mi pare quasi di vederla, le gambe
secche, di ramicello d’albero, la parannanza bianca sopra al grembiale color
carta da zucchero, in capo, a giro giro, il cerchietto di velluto nero dal
quale non si separava mai. Vedo, come fosse viva, gli occhi neri e il viso
smunto, la pelle troppo liscia, i radi capelli. La vedo con gli occhi del cuore
che sono aperti più di quegli altri, se soltanto lo si vuole. La vedo e intanto
penso che dovrei andare, che ho altre cose da fare e tante e troppe e mentre
sono lì che vado e torno tra la voglia di restare e l’urgenza di andar via
quando, d’un tratto, al primo piano si aprono
a svolazzo, una e via l’altra, le imposte di una portafinestra e sul
terrazzino ecco uscire una vecchiettina, piccola così che potrei mettermela in
borsa, e con due treccine che paiono quelle di Pippi Calzelunghe, e, uscita sul
balcone, guarda in giù mi vede, mi saluta con tutte e due le palme ben distese e
per me, per me sola, esegue, tutta compunta, una piroetta, con inchino finale.
E olè.

Un buon inizio di settimana no? e che importa se non hai fatto tutte le commissioni? :)))
RispondiEliminaBuona settimana Ester, ti faccio un inchino anch'io
Rita