Per andare al Mater Dei,
ogni santissima mattina, mi svegliavo con le mie gallinelle bianche, quando il
sole, pigro nel suo risveglio, se ne rimaneva ancora tra le coltri delle
nuvole, indeciso – credo - se uscire oppure no. Al piano di sotto, nella cucina
che aveva in faccia le erbe del giardino, già in divisa, preparavo la colazione
per me e per i fratelli. E ricordo, come ricordo, l’odore del pane casareccio che
si bruscava sulla graticola; ricordo il fumo, improvviso, traditore, che preconizzava
il nero di seppia, amaro, duro, da grattar via con il coltello, china sul secchione,
mentre si spandeva intorno l’aroma di caffè, in quel famigliare brontolio che
mi ha sempre riempito l’anima di speranzosa allegria. Amo, io, il caffè, tale e
quale a mia madre che a tanto berne si faceva la bocca amara e smetteva di prenderlo
al pomeriggio, per carità.
Preso il caffelatte,
eccomi alla fermata a richiesta del 94
che correva, nel vuoto di macchine, lungo il Viale Marco Polo, affacciato sulla
ferrovia, in quel suo sapore di nulla, nella rincorsa sull’attenti dei bei
palazzi borghesi. I biglietti erano rosati, come di carta velina, e tanto
sottili e leggeri che erano loro stessi figure di risparmio. Sul seggiolino
zebrato in bianco e beige sedeva, in uniforme grigia azzurra, il bigliettaio. Quel posto, che doveva
svuotarsi negli anni a venire, divenne prelibatezza nostra bambina per avere,
solo lui, per davanzale un prezioso, grazioso tavolinetto a scomparti: “Io, il posto
del bigliettaio!” e via, in freccia, ad occuparlo prima degli altri fratelli. Ora non c’è più né il posto
magico né il bigliettaio, l’uno e l’altro sostituiti dalla fredda, antipatica
macchinetta per la vidimazione che funziona a singhiozzo, nel malumore
collettivo. E’ questo pure progresso. O forse no, me lo domando…
Si, cara Ester...a volte me lo domando anch'io, quando guardo la tesserina del bancomat, la tesserina del supermercato, quella dell'autostrada, quella del benzinaio ....della profumeria, la carta di credito, e con tanti numerini da ricordare. Mi chiedo a volte : se improvvisamente si fermassero tutti i sistemi computerizzati cosa accadrebbe?..........forse si tornerebbe ad avere un pochina di privacy e non saremmo tutti schedati.......un abbraccio grande Rita
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