Percorro Via Cavour,
col naso a terra, contando i passi fino al largo Corrado Ricci, lì dove s’apre
un finto giardinetto, ricoperto di ghiaietta compatta che è proprio di fronte
all’entrata del Foro Romano. Il cielo è un telo azzurro, il sole una medaglia d’oro,
la primavera, in danza, sembra benedir dall’alto del suo volo la Città degli
imperatori, dei Papi e, per grazia ricevuta, anche mia. Giro, dunque, sui Fori
Imperiali, direzione Colosseo per prendere l’autobus 85 e andar dove so io.
Misuro due o tre passi e al colpo d’occhio è misera la vista. La grande via
trionfale che ha per porta lo Stadio dei Flavi è tutta quanta, sul lato
marciapiede, impacchettata come di casotti gialli, e per passare si fa gomito a
gomito con i turisti, tanti, che sgomenti osservano il contorno. Giunta proprio
sotto alla Basilica di Massenzio, mi giro e la vedo, immalinconica, triste come
l’agonia, tutta quanta puntellata da orrendi travi d’acciaio. Continuo, con un
singhiozzo in gola, e – non può essere, sto sognando…- c’è una scavatrice
proprio sotto il Tempio di Venere e vedo la montagna di terra e le colonne,
poverine, che sono respiro di romanità in questa desolazione moderna e
contemporanea. Leggo il cartello: lavori per la metro C…
Procedo nel mio viaggio all’inferno e siccome gli autobus sui Fori non passano, attraverso l’incrocio
assolato che porta alla Via Labicana e lì, al volo, prendo un autobus qualsiasi
che mi porta allo scavallo di Via Merulana dove, come so, c’è la fermata dal
16. E così sia. Eccomi a bordo, proseguendo, all’altezza di San Giovanni, nello
scempio metropolitanoccì. Piangono i palazzi umbertini, stirati nella solennità
in stile piemontese, e piangono gli eleganti mascheroni, giovanetti e sileni,
che li decorano. E io con loro. E mentre giriamo su piazza Ragusa, o poco
prima, sento una bimba che computa una frase scritta sul muro: “L-i-b-e-r-a
e-r-b-a i-n l-i-b-e-r-o S-t-a-t-o”. E mentre rido, amaro, la bambina, nello
scendere dall’autobus, mi picchia sulla spalla e mi saluta, con un sorriso che
mi regala un pelo di Perù…
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