Ce ne sono di cose, e
tante e forse anche un poco troppe, da raccontare di Roma. E quando mi capita di portar qualcuno,
mettiamo una coppia di irlandesi, in una passeggiata, mia, Romana, comincio
sempre dalla colonna Traiana, che ha su in cima non l’imperatore spagnolo morto
in terra partica, ma San Pietro con le sue belle chiavi del Paradiso e forse,
chissà, anche di Roma. Dal Pontifex Maximus al Pontefice, nella costruzione eterna
di ponti con l’Eterno e con quaggiù… Sotto al Vittoriano, c’è da dire che il Re
Vittorio Emanuele, pur essendo il Primo Re d’Italia, si disse Secondo per via
del Regno di Piemonte che era già suo, a significar che, in fondo, si era
soltanto un poco allargato, come in crescita, nel dominio di tutto lo Stivale.
E via così, in un turbine, fin sotto alle scalinate che, dal basso, portano l’una
all’Ara Coeli, nell’aspra salita medievale, e l’altra al Campidoglio, e morbide
sono le scale e progettate da Michelangelo, nel pieno dell’umanesimo civile che
fece dell’uomo il centro e non più l’asse da cui partir per le siderali altezze
della divinità.
Potrei continuare,
sissì, di su e di giù e raccontar di certi serpenti segreti che si nascondono
agli occhi distratti dei più nelle chiese e in certe fontane del Bernini, ma,
basta, schiacciamo il tasto del rewind e ritorniamo sotto la bella Cordonata,
dove ai miei due simpatici amici racconto qualche aneddoto romano e per la
precisione la storia di un bel principe (di cui il nome non farò) che
frequentavo quando ero ancora giovanetta. Suonava il pianoforte per sé e anche
per me, un pomeriggio, mentre il sole, pigro, scendeva nel suo oro ad
illuminare la Lupa e il Bambino all’Ara Coeli, quando a rovinar la festa ecco
il campanello. E uno e due e tre. Alla fine, il principe, pigro come il sole,
si alzò e aprì la porta a un ufficiale giudiziario che, senza neppure salutare,
si mise a mettere delle etichette gialle su cassapanche e mobili e anche
quadri. Io, senza parole. Ma lui, il mio principe, principe d'anima pure, riprese a suonar quel che
suonava, mentre, cupo, il mantello della sera pareva scender per me sola…

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