In quarto
ginnasio, con il naso arricciato, spinose come istrici che devono ardere sulla graticola della Geenna terrestre, scesero
dall’empireo del Sacro Cuore, arrampicato sull’Eden verde di Trinità
dei Monti, fin giù, agli inferi dell'Istituto Mater Dei, bocca
naturale dell’umile discesa di San Sebastianello, un gruppetto di
nuove compagne, obbligate dai genitori a “fare il classico”, come
si conveniva, allora (e ora fa ridere...) a una ragazza di buona famiglia, una signora, che doveva “saper
parlare di tutto, con tutti”. Ci guardammo da subito in cagnesco: noi e loro. Di qua le vecchie, di là le nuove, diverse come il diavolo e
l’acqua santa. Loro infelici, convinte com'erano di essere state mandate al macello; noi, intimidite da quelle marchesine naturali abituate a vivere in un giardino all’attico. Ci mescolammo a fatica e dopo mesi.
A me toccò
per vicina di banco una di “loro”. Era una tipa massiccia, con
due cognomi e un nome angelico; era molto alta, taciturna, con un
viso largo e immensi occhi celesti, freddi, come truccati da occhiaie
perenni. A guardarla mi veniva voglia di stirarle la faccia… Sedevo
accanto a lei, ma avrei dato un giorno di vita e un paolo d'oro pur di dividere il
banco con la Lo Bianco. Era questa un’altra del gruppo di su che si
poteva ben descrivere con un solo aggettivo al grado superlativo assoluto:
bellissima. E per di più tutta deliziosamente chiacchierina.
Lei mi guardava con simpatia e prese a
raccontarmi le sue conquiste amorose. Ogni giorno un’avventura. Ad aspettarla al portone, con gran uggia delle sister, erano sempre in tre. E tutti con
grandi macchine nere e cognomi illustri di papi e di impresa
Detestata, forse per l’invidia che mozza il fiato, da molte in classe, la Lo Bianco era da me amatissima. Fu l’unica, direi, per anni.
Ammiravo il suo naso francese, i capelli lunghi alla vita, la sua
vespa bianca, la maglietta rosa di Linealei con lo scollo arricchito dal pizzo di sangallo in tinta, la borsa di Camomilla a righe bianche e viola che non ebbi mai e potete continuar voi la lista, a piacere...
La
mia vicina di banco, la più brava della classe, osservava cupa il bocciolo della nostra simpatia. Molti anni
più tardi seppi il perché. Alle medie, quando bellezza e ragazzi sono Americhe da scoprire, le due erano
state amiche, che dico, amicissime. Poi, con lo spuntar di seni e di malie adolescenti,
la Lo Bianco aveva trovato casa e chiesa in un’altra signorina sempre in piedi, una Diana al par di lei, pronta a salire, bagagli e canestre, tutti i gradini della società per occuparne, magari, il trono… Così,
a poco a poco la lontananza si era fatta incolmabile e il tradimento
consumato. Un giorno, disperata la più brava della classe aveva gridato alla più carina della classe : “Sposerai un panettiere!”. Il
destino, con questa maledizione, ci giocò ai dadi. La Lo
Bianco sposò, sì,
un panettiere, ma era il re di tutti i panettieri d'Italia…
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Che bei ricordi! chissà se le tue ex compagne di scuola leggono questo blog....sarebbe divertente per loro riconoscersi nei tuoi post :)
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