Nonna Stella aveva due
fratelli, ma per me, senza far torto a Francesco che era pianista del cuore,
solo uno: il maggiore, Piero. Giovanissimo, avvocatino, gran signore, Piero
aveva seguito, appena uscito dall’ovo, Mussolini fino a Roma. Poi, idealista
com’era, era stato messo in un canto del Partito friulano, poi al confino per quasi tutto il Ventennio. Non so come né perché, il Duce, in rovina, lo chiamò nell’avventura tragica di Salò. Piero fu ministro della Giustizia, in quell’angolo
di storia macchiata di sangue e di disperazione e vide e narrò, nelle sue
memorie, (che ho letto) Mussolini in ginocchio e piegato, finito e in fondo già
morto.
Io lo ricordo, Piero, seduto in una poltrona,
un plaid di tartan rosso a coprire le ginocchia, e mesto, vecchio, di cera come
certe statue di santi conservate nelle sagrestie delle chiese di campagna. Oh
quanto mi pareva lontano dal ritratto cupo, impudente, al carboncino, dei
fascisti in fez alla bersagliera, tutti quanti birboni, cucinati a pepe e olio
di ricino, che mi narravano i libri! Di lui, di Piero, vinto dalla storia,
processato e assolto, però, con formula piena, conservo, gelosa, il regalo che mi fece
– un libro, “Dante e il suo secolo”, con dedica: “Alla cara Ester lo zio Piero”.
E in quel tremolio di cacografia sua, tutto il sale della sconfitta della Storia
che lo aveva usato, appallottolato e poi
messo in un canto a friggere di noia e di disincanto. Nel ciclo di vinti… Lo ricordo, dicevo, ed ero poco più che
bambina portata da mia madre a conoscere lo zio, appunto, e soprattutto sua
moglie, Lucia, splendida nei suoi quattro antichi quarti e purissimi di nobiltà
austroungarica. Di quell’incontro, l’ultimo ché poco dopo lui morì e lei
appresso, le memoria cancella, pietosa, il viso mio gonfio, acceso d’un eritema solare color carminio che mi ero guadagnata, per via di una sciata marzolina, nel riverbero della neve. La zia Lucia, donna Lucia, ignorò il mio rossore: “Ha dello chic!”, disse
di me a mia madre, la quale, risorta per la mia insperata promozione, si mise in tasca il complimento, mentre, io,
basita, tentavo, invano, di tradurre quel latinorum in parole bambine…

.....:) forse il rosso carminio ti dona :)) buona domenica
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