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venerdì 26 giugno 2020

Piccoli fiori notturni

fiori metropolitani
Di notte, nel silenzio che è per me pieno di voce, rimetto a posto il pensiero, mentre il cielo mi parla in quell'indaco suo incantato che è per per me un'autostrada aperta, libera che mi trasporta lassù. Il mondo, quaggiù, costruito dagli uomini nella loro liquida menzogna non mi tocca né mi ferisce il ghigno che vedo intorno e che, sculettando, mi dice che nulla posso fare per fermare la corsa verso la rovina. Sorrido, in orazione: la mia risposta.

Vivo con i piedi sulla terra, ma il cuore nelle radici del divino, che alimenta il mio andare sereno. E anche se, sento la Chiesa,  non più Kathekon,  immersa nel mondo, ripetere le chiacchiere televisive e perdersi per le strade labirintiche del relativismo, io, forte nelle radici sacre, nella mia casa sicura,  costruita sulla roccia, percorro, a passi leggeri, tortuosità, inciampi e pericoli, e giungo, pura, alla meta, nel tramonto del giorno che mi accoglie, silente, tra le braccia delle ore del sonno. Per questo, senza ascoltar le troppe voci in protesta, lagna o finta carità che giungono a me dalla televisione accesa, passo la giornata con il cuore in preghiera continua e in perpetuo ringraziamento perché è grazia e dono ciò che mi è accaduto


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