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venerdì 5 giugno 2020

Nuove strade ma antiche

Da ieri ho preso a scrivere per un bel sito  i miei articoli sui tanti santi romani che inseguo, tra chiese e piazzette, nelle loro case, nei quadri che li riportano in vita, nei luoghi che furono loro e che sono anche nostri. Ieri ho scritto ancora di Elisabetta Canori Mora, mia adorata beata trinitaria, domani uscirà un pezzo su San Michele tra Monaco di Baviera e Roma. Poi vedremo via via. In volo, nella grazia rotonda che è la vita vera... 🌸🌼🌺
Intanto continuo a scrivere per il sito delle Biblioteche di Roma e lascio uno dei tanti commenti che ho scritto. Questo è dedicato al Cunto de li cunt e si intitola...

Giambattista, millestorie
Ci sono a volte casi mirabili, in letteratura, ovverosia capolavori che non sono considerati tali dai loro autori, ma che diventano classici invece e buoni per tutte le stagioni. E' questa, tale e quale, la storia del "Cunto de li cunti" che, Giovambattista Basile considerava alla stregua di favole per "piccirille" e che non raggiungeva certo, a suo giudizio, le vette della sua produzione barocca dedicata ai tanti signori al quale era stato legato nel corso della vita. Invece. ..Invece quelle (odi, epodi, sonetti, ballate) sono finite tutte quante al macero, per dir così e questo, cioè "Il Cunto de li cunti", rimarrà per sempre capolavoro. Tale da diventare modello per tutto il genere favolistico europeo. Basti pensare ai fratelli Grimm... Basile intreccia una fantasmagoria di storie in lingua napoletana, tanto gustosa e succulenta che anche un non napoletano (badate bene, occorre recitar le storie ad alta voce) può capirla. A volte, aiuta, certo, conoscere le trame delle favole. Come quella del tavolino che s'apparecchia al pronunciar la formula magica, oppure quella dei gemelli inseparabili e figli di drago. Ma il periodare è così saporito, nel suo dialetto legato alla terra, all'acqua e al foco, che, anche non conoscendo nulla della trama, essa s'indovina nel respiro della risacca. E nelle favole eterne eterne figure archetipiche: la donna che sacrifica il marito ai figli, perdendo vita e tutto, il padre indolente e incapace che non protegge la figlia, la quale finisce per proteggersi da sé, il sempliciotto che finisce nei guai e viene salvato dalla Provvidenza. perché il Cielo, come scrive il Bsile, "protegge i pazzi e i piccirilli"

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