mercoledì 3 giugno 2020
Lo sbarco degli alieni
Andando a trovare qualcuno che amo, ieri pomeriggio, mi sono ritrovata a camminare, a passo veloce, tra i gitanti del 2 giugno al Colosseo. Ed erano famiglie e gruppetti di amici al Colosseo. Non una parola in lingue straniere e tutti quanti italiani in festoso revival anni Cinquanta. Camminavo e mi dicevo, però, però però, c'è qualcosa di nuovo in questo piccolo panorama romano, qualcosa che prima non c'era e che cosa è ancora non lo ho capito. Guardo, scruto, giro gli occhi in giro, mentre Roma, rinata per fortuna, sembra stiracchiarsi sotto il mio sguardo d'amore. Guardo, dicevo e vedo un paio di genitori con i mano i trex dei loro bambini, intenti ad inseguirsi all'ombra dell'Arco di Costantino. Guardo, stiro le pupille e vedo tanti in bisicletta che vanno su e giù, pedalando lenti, in dolce sinfonia di riposo. Alzo lo sguardo al cielo e mi colpisce, come lo vedessi appena, il celeste intenso suo che mi fa dire nel cuore: "Dio sia Benedetto". Torno con la faccia a terra e guardare tutt'intorno e d'un tratto, ecco, ecco che cosa c'è di nuovo: mentre dormivamo il sonno di Malefica, nel lock down che non ho mai digerito (perché - come ho sempre detto - a un malto grave non puoi mica togliergli anche la circolazione del sangue...) la nostra adorata Città Eterna è stata invasa dagli alieni. Sono migliaia di orribili monopattini neri che aspettano, per ogni dove, chi li prenda a pagamento per fare (e poi perché?) un giretto. Davanti alla mia chiesa del cuore, ieri mattina, ne ho contati tre e tutti quanti neri e brutti e segaligni... E sono gli alieni marziani, le venusiane invece sono certe biciclette sul rosso acceso che popolano, occupando il suolo pubblico senza un permesso, vie e piazze romane. E queste bici, leggo sul manubrio, sono prodotte e fanno parte di una catena che si chiama Hellbiz. Basta la parola. Che Dio ci salvi dagli alieni!
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