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lunedì 25 settembre 2017

Profumo di Sardegna



 Senza far code al porto e troppi complimenti con le autorità, nella gran festa delle navi accese in luminaria allegra, mi ritrovo in un fiat nella pancia vuota della Tirrenia, pronta per la traversata che mi porterà, in gloria, nella Sardegna mia amata. Si dorme come una volta, nell’attesa, e la mattina, fresca di nuvole e di sole d’arancio, eccoci, mio marito e io, in corsa lungo l’orientale sarda. E abbassando il finestrino, oh meraviglia, sento il caro respiro della mia isola incantata. Il fiato suo, profumato di mirto e terra e corbezzolo mi fa fiorire in cuore rose e viole mentre la casa bianca mi accoglie con il suo silenzioso benvenuto.
La sera poi, per grazia di Manuel, che porta un nome a me molto e assai caro, ci ritroviamo, sotto i pini di Sant’Anna in una spiaggia bianca di Budoni, alla santa messa per ricordare la nascita in cielo (come dice, giustamente, don Chessa dall’altare) di San Pio di Petralcina. Belle, quanto sono belle le donne sarde con i capelli d’argento, nelle loro gonne nere a piegoline, avvolte negli scialli ricamati! Più in là, sul campo, cuoce allo spiedo un vitello intero e l’odore si spande nella sera che scende a coprire con la sua misericordia le tante pene degli umani. Poi, tutti a mangiare la carne immolata e il formaggio pecorino. Prima, però, in danza, passano le donne con gran cesti pieni di dolciumi: peschette rosse d’achermes, oregliette coperte di miele, meringhe bianche con su una nevicata di palline d’argento. E mai ho mangiato dolci così buoni, fatti, secondo me, nelle cucine del paradiso per i santi del cielo…
Sorrido alla mia Sardegna che mi regala, prima del sonno e della quiete, nel buio e nell’incanto, anche  i passi di danza del suo passato antico, al ritmo sardo di una fisarmonica…


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