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venerdì 15 settembre 2017

La gioia della verità

Non sono e non vorrei essere, come Cacciaguida nella Divina Commedia, una “luadatrice temporis acti", eppure, a volte, quando come oggi mi sveglio all’alba e ripenso al bel passato di bellezza che circondava la vita mia, quando, mettiamo, dovevo andare a far da cronista alla presentazione di un bel volume della Marsilio che raccontava, diciamo così, vita, morte e miracoli dei collezionisti veneziani del Cinquecento, gente piena di buon gusto che in casa teneva, sì sì, senza scherzi, “La Tempesta” di Giorgione, ebbene mi vien su una sorta di magone per il cattivo gusto e la bruttezza che abitua l’occhio e il cuore al caos e all’insensatezza. E tutt’intorno sento i lamenti di amici e conoscenti che cercano, nella pace del mio cuore, un angolo di sereno e di rotondità. Vengono e vanno, in corsa, senza capire che senza poi l’esercizio ed il discernimento a poco servono le mie povere parole…
Intanto, nel segreto mio che palpita, taglio e cucio, in ora et labora, le mie bennibags che se ne vanno per il mondo, parlando di come eravamo, nell’armonia celeste oramai messa, da molti, in naftalina. E tutto mi pare come abbassato di tre spanne. Non ci sono più in giro i Pavarotti. O forse ci sono ma ci sono nascosti, velati dal torrente di parole quotidiane che, in giri convulsi e ruote di potere, annacquano la verità, rendendola scialba, come un’amarena fatta con un goccio di sciroppo e un litro d’acqua vecchia.

E la finisco qui perché ora corro dove so io, dove la quiete mia si fa eternità e nel bacio fresco del mattino, le gambe in spalla, mi par di respirare aria nuova e la gioia della verità.

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