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| Una bennibag invernale in lana cotta e fiori, presto le bennibags saranno in un negozietto monticiano... |
Al mercoledì sera, dopo
le nove, c’è un programma su Rai5 che mio marito e io non perdiamo mai (anche
se a volte certe versioni di greco, lasciate in un canto fino al ciglio del
burrone, ci tengono svegli fino a notte fonda…) e che vi consiglio caldamente
di guardare perché si impara non tanto l’arte, ma a capir che essa, nutrita di
bellezza (che è natura stessa dell’Italia, nonostante il degrado degli ultimi
anni) è pane quotidiano all’anima e quindi anche al corpo che è la sua bella
armatura. Il programma s’intitola “Strinarte” ed è condotto dal professor
Strinati che ha i denti storti, sì, sì, ma a parte quelli, per me, è bello come
un re Sole quando riesce a farmi entrar in quadri e affreschi, nelle pennellate
sue di gusto e di divertimento, condite dalla sana umiltà dei professori veri
che sanno imparare qualcosa da tutti, da un tassista, dal fruttivendolo e dal primo can barbone che passa…
Lo scorso mercoledì, mi
è toccato sentire in programma (che pure raccontava di Massaccio e Masolino,
che amo) a voce ribassata perché qualcuno in casa doveva fare una certa
versione di Plutarco e noi, in unisono con lui. Sicché aspetto con ansia la
replica – poiché stanno mostrando di nuovo Divini devoti, credo che accadrà… -
per rivedermelo tutto quanto in santapace e tirar qualche sommetta dei due
grandi fiorentini che si chiamavano tutti e due Tommaso, ma uno nel
peggiorativo e l’altro nel vezzeggiativo. E mentre ero lì e sentivo e non
sentivo, una cosa l’ho sentita e l’ho capita e ve la voglio regalare perché al
mattino quando apro le imposte mie sui Monti mi sono sempre chiesta perché si
chiaman proprio imposte. Ed Enrico Cisnetto, che è fior d’economista, come se
conoscesse la mia domanda, mi ha risposto. Per ogni finestra, nel Medio Evo, si
doveva pagare una gabella. Dunque, un’imposta….

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