Alla domenica mattina,
quando, silenziosa, la casa dorme nel suo meritato e tenero riposo, io, in
punta di piedi, me ne vado, sola soletta e nella pace del cuore mia che è stata
dono, me ne vado – dicevo – in salotto e accendo la televisione che, oramai da
mesi, guardo con un occhio solo e mai durante il giorno. Trovo, di solito,
nelle reti Rai i film che mi piacerebbe guardare alla sera, quando, terminata
la cena e riassettata la cucina, mi ritrovo a tu per tu con la quiete e con mio
marito. Poiché in tv passano solo film, programmi e fiction che mi interessano
come la storia delle cavallette in Cina, finiamo - come ieri – per guardarci in santa pace un
chambara giapponese (un jidai-jeki, mi corregge severamente il prfessori Zempf ) e dopo, come faceva Belli con la Teresa sua,
ce ne andiamo a letto.
Ma torniamo, se vi va di proseguire insieme a me, alla fresca mattina domenicale che è tutta
mia (poiché alla messa vado al sabato pomeriggio) fino, diciamo alla vigilia
dell’ora di pranzo. Ecco, oggi, per esempio, davano dalle sette o giù di lì
fino a un’ora e mezzo dopo un film in bianco e nero degli Anni Quaranta che si
intitola “Colpi di timone” ed era tanto allegro e ben fatto e divertente che me
lo sono guardato tutto sano e prendendo il caffè nero e il caffelatte. E mentre
lo guardavo e ammiravo la maestria di Gilberto Govi, attore genovese di fama
ora un poco estinta, mi sono detta, ma, dico, non ti par di conoscerlo già il
Govi? Di averlo visto tante volte in televisione? Con quell’accento un po’ così
che hanno a Genova? Sì sì, di certo e d’un tratto, come due per due fa quattro,
ecco che al posto di Govi ho visto in controluce Beppe Grillo che dal maestro
suo deve aver preso tanto, ma non tutto. Perché Govi il politico non l’ha mai
voluto fare e, con ironia (come nel film di cui sopra) se la rideva delle
miserie umane, senza far pratica da Savonarola e da moralizzatore…

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