Io so perché a Tor
Sapienza e in tutte le periferie romane si vive in malcontento quotidiano; io
so perché gli italiani si sentono perduti e tristi e senza futuro; io lo so e
lo voglio scrivere qui, su questo mio angolino di libertà, che è letto da
pochi, forse felici pochi, che sanno ritrovare il gusto della penna e del
calamaio e dello scrivere sul taccuino i più e i meno e calcolar le cifre del
disincanto. Ma per raccontar dell’universo mondo, io parto, terra terra, dalla
cronaca (in fondo sono sempre giornalista…) di quanto ho vissuto ieri, vendendo
al mercatino del Pigneto le mie bennibags (e grazie alle clienti, tutte belle
ed eleganti, che, in danza, se ne sono comperata una o anche due, e olè). Intanto
partiamo dal fatto concreto che, per affittare un posticino di tavoli e sedia
sotto al bianco gazebo, bisogna tirar fuori euro sessanta (e hai voglia a
vender bennibags…), mentre, per dire, i venditori ambulanti del Bangladesh che
occupano, a metà, le panchine lungo via Nazionale non pagano un bel nulla e non
devono fare spesa, ricavo e guadagno, come noialtri italiani al Pigneto. E
dunque, ditemi voi, non si tratta più che di razzismo, di tabelline?
E ancora di tabelline
si tratta – perché a pagare l’Ama siamo sempre noialtri, italiani del Pigneto -
quando, nel giardinetto che hai alle spalle del gazebo, vedi rotolar bottiglie
e sporcherie di ogni tipo, e, voltando appena il naso, vedi gruppi di
sfaccendati di ogni colore, che aspettano, credo, clienti, mentre nell’aria si
dissolvono nuvole in odor di erba non medica… Mentre poi sei là, mettiamo dalle
sette, ecco arrivare, fresca nella mattina di rugiada, una bimba a chiedere due
spicci e poi, quando la notte è scesa a colorar l’anima di nero, il truffatore che ti domanda, in una lingua
che capisci a stento, se per caso hai da cambiare una banconota da cinquanta.
No, sorridi e mastichi amaro perché è in quella desolazione, nello sporco che
ti circonda, nel negramaro tutt’attorno, che devi piegar borse e masserizie,
tavoli e sedie e tutto quanto e tornartene, vivaddio, a casetta dove, come per
incanto, il fastidio si dissolve in delizia nella pizza fumante che ti han
comperato figlio e marito…

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