Qualche sera fa sono andata, in allegra compagnia (si fa per dire) dei miei Ponti, piccoli e
grandi, al ristorante cinese di Viale Marco Polo, dove le porzioni
sono generose, il gusto bizzarro e pochi gli euro da lasciare sul
piattino, cosa che non guasta mai. Si parlava, intorno a un tavolo ben
rotondo, del più e del meno, in una polifonia di voci che
andavano dal timbro argentino dei bambini al roco spinto di chi
oramai si spinge quasi sulla frontiera dei Sessanta. E parla di qui e
chiacchiera di lì, ecco che, non so come né perché,
viene fuori il nome di
Jovanotti.
Mentre
uno dei Ponti grandi, mangiando uno spring roll, si rammaricava
perché i biglietti del concerto del nostro eran belli che
finiti e che gran peccato, a me picchiò forte in capo il
ricordo del “mio” Jovanotti. Lavoravo, allora – quasi
trent'anni fa - in un piccolo settimanale per teen ager che si
intitolava Hallò (mi pare con la “a”, ma mica sono più
sicura...) e doveva far dormire su spine e ricci di mare il concorrente che si
chiamava Cioè. Un pomeriggio, all'imbrunire, fui chiamata
dal direttore del periodico che era (qualcuno forse ricorderà
i suoi baffi e la bombetta londinese) Michael Pergolani. Entro nel
suo ufficio e un tipo, un amico suo, un agente discografico, che
portava – e spero per lui che porti ancora - il cognome di una
famosa battaglia napoleonica, mi allunga un foglio e una mano e dice,
ridendo: “Fammi trenta righe di editoriale su questo
scocciatore...” Un sorriso a chi indovina il nome dello
scocciatore.

.....ummmh....sono indecisa tra Mario del Monaco e Luciano Pavarotti :)) mi sorridi lo stesso?
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