Guai a
portare i capelli sciolti al Mater Dei. La regola: code di
cavallo basse e trecce. Una compagna,
Marilù, portava un ciuffo legato a mo' di fontana
lì dove noialtre avevamo il serpentello della riga. Uno
spruzzetto d'acqua in testa che pareva quello che a volte i bambini
disegnano in capo alle balene. Alcune tenevano la riga a destra, e le chiome ferme, ordinate dalle mollette decorate con i fruttini, mele, limoni, albicocche; altre a sinistra, la maggioranza
in mezzo. Più avanti ci furono i pettinini che davano una cert'aria molle ed elegante alle acconciature.
Chi osava i capelli scalati, alla Farraw Fawcett, andava dai Cinque in Via delle Carrozze, un negozietto piccolo, tutt'ombra, dove regnava un tipo smilzo, tascabile, nero nero. Il nome di lui non lo ricordo, ma era, il suo, talento puro, genio di forbici e rolli. Mia sorella, al sabato pomeriggio, andava dai Cinque a farsi taglio e piega e così anche la sua migliore amica che aveva un solo nome, due cognomi e altrettanti ciuffi neri a pioverle in fronte, che lei, la Anto, soffiava via con la grazia delle grandi-mito...
Fresche di taglio dai Cinque, le grandi divenivano, tornate in classe, al Mater Dei, prede di Sister Saint Paul che nascondeva, sotto il velo e l'abito e gli occhialetti, un cuore allegro cucito in un fagotto di stracci ruvidi. "Tu co quei capèlì ne li occhi!", gridava e partiva all'inseguimento, nei lunghi corridoi color crema all'ovo, brandendo per arma un metro di quelli che s'usano per misurare le stoffe. La meschina (che io invidiavo dal basso dei miei "spinaci" tagliati pari come range di un tappeto), una volta agguantata, doveva sottomettersi agli elastici gialli, da cartoleria. Toglierli: un male cane. Lo stesso che provavo io durante l'eterno corpo a corpo con i nodi... Ora i nodi non li ho più e posso portare tutti i ciuffi che voglio davanti agli occhi, ma con queste libertà ci posso fare la marmellata o, se preferite, il brodo...
Chi osava i capelli scalati, alla Farraw Fawcett, andava dai Cinque in Via delle Carrozze, un negozietto piccolo, tutt'ombra, dove regnava un tipo smilzo, tascabile, nero nero. Il nome di lui non lo ricordo, ma era, il suo, talento puro, genio di forbici e rolli. Mia sorella, al sabato pomeriggio, andava dai Cinque a farsi taglio e piega e così anche la sua migliore amica che aveva un solo nome, due cognomi e altrettanti ciuffi neri a pioverle in fronte, che lei, la Anto, soffiava via con la grazia delle grandi-mito...
Fresche di taglio dai Cinque, le grandi divenivano, tornate in classe, al Mater Dei, prede di Sister Saint Paul che nascondeva, sotto il velo e l'abito e gli occhialetti, un cuore allegro cucito in un fagotto di stracci ruvidi. "Tu co quei capèlì ne li occhi!", gridava e partiva all'inseguimento, nei lunghi corridoi color crema all'ovo, brandendo per arma un metro di quelli che s'usano per misurare le stoffe. La meschina (che io invidiavo dal basso dei miei "spinaci" tagliati pari come range di un tappeto), una volta agguantata, doveva sottomettersi agli elastici gialli, da cartoleria. Toglierli: un male cane. Lo stesso che provavo io durante l'eterno corpo a corpo con i nodi... Ora i nodi non li ho più e posso portare tutti i ciuffi che voglio davanti agli occhi, ma con queste libertà ci posso fare la marmellata o, se preferite, il brodo...
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