Quando, al mercoledì pomeriggio, me ne vado dalle parti dei Prati per un appuntamento con "Frog and fish"
cammino, quasi da sola in una Roma spenta, come sospesa in un trasalimento smarrito di cui non sa spiegarsi il percome. Osservo le persone che, nell'incontrarmi, si allontanano e dai loro occhi, in carcere, traspare una paura violenta che fa diventar lo sguardo appuntito , di spine e chiodi. I negozi sono vuoti, poche le persone ai tavoli e, per ogni dove, spuntano le maschere bianche, bazze che spettrali nascondono il loro sorriso. Ecco, d'un tratto, come per grazia divina, ho capito: a Roma manca il sorriso! Non ci sono più sorrisi, non ci sono baci, non c'è più l'amore. Ecco che cosa è accaduto di spaventoso e profondo. E non è stato il virus, poveretto, a creare la rovina, nossignore! Penso che più della malattia, l'assassinio dell'amore lo hanno compiuto le parole utilizzate a mo' di spauracchio: coprifuoco, distanziamento sociale, assembramenti, in sicurezza. Ma la vita, signori miei, il Signore ce la dona così com'è tra tanti pericoli. Provate a immaginare, per un momento, di essere una lucertola del prato. Dietro ogni stelo d'erba ci potrebbe essere il grazioso musetto di un gatto, il piede di un distratto, un topo... Questa è la vita per come ce l'ha donata il Signore e non ci ha creati certo con un mascherina sul volto, ma con il naso all'aria a respirar, nel sole, la Sua libertà...




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