Ho scritto questo articolo per Marco Tosatti e, da qualche ora, è lì. Se mi hanno impallinato, nei commenti, ringrazio il Signore e, con una piroetta saluto tutti, i miei amici e i miei nemici, nella gioia grande che mi conduce, nella Comunione dei Santi, sempre per Lui...
martedì 25 maggio 2021
Un ulivo spettinato, un lupo e un agnello
Nel creato che ci abbraccia
Sul davanzale della finestra della mia cucina, ieri mattina, è fiorito, da che sembrava una piantina stenta, un geranio. E il fiore, d'un fucsia acceso, è tanto grande che sembra, a guardarlo discosto quasi una bella rosa. Così, preso il mio cellulare, ho fatto una foto in testimonianza del piccolo miracolo, che ora vi mostro proprio qui, in ringraziamento di tanta bellezza, dono del cielo, Ed è, per me, in questo piccolo fiore tutta la stupenda gioia che ricama il creato, e che appare in ogni dove a chi non è immerso nelle cose del mondo e se si ha il terzo occhio, quello dell'anima, ben aperto...
sabato 22 maggio 2021
Veni Creator Spiritus
Non sapevo, bambina, che quella piccola, pura colomba (che pure mi ammaliava) fosse in simbolo la Sapienza di Dio che scende sulla terra nella santità della Parola che è sola Verità. Non lo sapevo, no, tuttavia, nella fotografia che, nella mia memoria, non si cancella della stanza dove dormivano mia madre e mio padre, lei, d'oro e di semplicità, era per me mistero e gioia. Entrando in punta di piedi mi pareva che splendesse, lei sola, dando vita all'intorno. Spariva l'inginocchiatoio, nascosto dietro la porta (che pure vorrei avere in eredità), spariva anche il grande quadro, alto sulla parete di destra, nel quale Maria e Giuseppe guardavano giocare, in dolcezza, il Bambino e con Lui, il cuginetto Giovanni Battista. Spariva l'armadio tirolese imponente e tutto dipinto a scene agresti. Sparivano le foto di noi bambini, e io l'unica con un cappottino rosso...
Restava lei sola, la Santa colombina dello Spirito Santo che, ai tempi di Gesù, scese nel Cenacolo a portare la luce di Dio negli apostoli (che dovevano andare in giro per il mondo a portare il Logos alle genti) e in Maria, custode e Regina, e che ora invoco affinché torni sulla terra a portare la sua luce di verità! Buona Pentecoste a tutti.
Nuove pandemie crescono, haha
Poi, questa mattina, scopro, leggendo un quotidiano che è già bell'e apparecchiata la prossima puntata in forma di una malattia, tutta cifre e lettere che viene dagli uccelli e che, non in Cina prolifica, ma questa volta in Russia. Olè, sempre esoticamente parlando perché fa più notizia e rende il tutto piuttosto misterioso. E poi gli uccelli...mumble, mumble... E certo! Gli uccelli, come nel film del regista americano famoso Hitchcock, perché come ci hanno raccontato (ma non è niente vero) essi, i passerotti (che io amo quando mi salutano prima di andare a dormire e io con loro in santo riposo), sono i discendenti nientemeno che dei dinosauri. Paura vero? Nooo??? Vabbè ci penseranno i "giornalisti" a creare l'atmosfera giusta, lugubre al punto giusto e senza speranza così altri bambini si butteranno giù dal ponte, in autunno con la ripresa. Io, per adesso, la finisco qui, sorrido, prego, e nella mia armatura d'oro dono di San Michele Arcangelo, corro a cucire qualcosa che mi servirà contro tutte queste menzogne. Non praevalebunt!
venerdì 21 maggio 2021
Nel giorno bello di Santa Rita
E oggi, giorno di Santa Rita, un santa bambina che amo come tante altre sorelle mie dell'anima e che mi porto in giro in forma di anello regalato da chi con me divide vita, cuore e tutto, la chiesa era piena di fedeli e in gioia e in grazia del Signore. Lui ama che lo si ami... ci ama così tanto!
Così oggi, fiorisce la rosa di Santa Rita, che ebbe il marito e i figli (gemelli) uccisi e che trovò in Dio la forza di non perder mai la fonte d'acqua che sgorgava nel suo cuore. Senza di essa, senza l'acqua viva che Egli dona a chi lo ama, non siamo nulla, sterpaglia, rami secchi, tralci staccati dalla vite. Ed è così, la verità.
Ora che ho scritto di Rita e della bella Basilica dove al mattino mi rifugio perché bello e buono è cominciar bene ogni giornata (che è dono), posso andar a far con mio marito le cose pratiche della vita, le tante infinite carte della burocrazia (cioè del governo delle tristi scrivanie,,,), inventate dal mondo per trascinarci in basso lì dove si respira l'odore dello zolfo che, nostro malgrado, dobbiamo respirare.
Cara Virginia, da Benedetta
Non sapevo quel giorno
di, mi pare, novembre che, poco tempo dopo, forte del mio rosario e dell’amore
che mi sospinge ai piedi della Croce, avrei preso, con un gruppo di persone a
me sconosciute, io sola, col Signore solo, un aereo diretto a Monaco di
Baviera. Capo gita, il professore e Virginia Coda Nunziante, deliziosa padrona
di casa, avendo lei prenotato gli alberghi, le cene e tutta la parte sociale
dei tre giorni tedeschi miei e di tutti quanti. L’”acies ordinata”, cioè uno
schieramento mariano (con recita del Rosario e Credo) nella piazza dell’Odeon, era per un sabato
mattina e faceva freddo, ma nessuno di noi, credo, ha sentito nulla tanto
eravamo contenti di portar da Roma la supplica alla chiesa tedesca di smetterla
con il percorso sinodale e di ritornare a casa, nel vascello dolce di San
Pietro, che pure trema tutto tra i cavalloni della modernità. Al “Credo”, il
mio cuore fece un doppio salto mortale in cielo e poi giù di nuovo a riscaldarmi
tutta quanta. E la sera, al ristorante, tutti insieme, c’era anche quel bel
ragazzo austriaco, altissimo, che aveva buttato nel Tevere la Pachamama, del
sinodo amazzonico: un eroe!
Il giorno seguente, una
domenica silente, mi svegliai sotto la neve e bevevo i fiocchi bianchi che mi
abbracciavano mentre me ne andavo sola soletta a zonzo proprio come piace a me.
Prima a messa nella bella chiesa dei domenicani che è intitolata a San Gaetano
e poi a visitar la reggia dei Wittelsbach e infine a Marienplatz lì dove tanti
San Michele bambini sottomettono con picche e spade i dragoni infernali in
forma di animali da bestiari medievali e dove una folla bavarese accolse il
bavarese Benedetto XVI, come ricorda una lapide sotto la Madonnina…
E ora? Ora, come mi dice
il mio padre spirituale, il pericolo di uno scisma tedesco c’è, e sarà uno
scisma “progressista” perché dalle parti di Monaco di Baviera ancora non basta
la Chiesa in uscita (cioè delle chiese vuote) di Bergoglio. No, vogliono
sacerdoti donne e poi benedizioni alle coppie omosessuali, lì dove, nel
deposito della Fede, sta scritto che il peccato dell’omosessualità grida
vendetta a Dio e se non dobbiamo giudicare i peccatori (e per fortuna, dico
io!), il peccato sì è mortale… Le benedizioni agli omosessuali ci sono già
state, lunedì scorso, nel ni dei Vescovi tedeschi che pur dicendosi contrari a
parole (ma verba volant) nei fatti le permettono. E dal Vaticano nulla. Intanto
io vedo il mondo cattolico diviso anche sui vaccini. Per il Papa, bisognerebbe
vaccinare anche le bambole e la presa di posizione del Pontefice ha diviso
tutti i cattolici. Anche i cosiddetti “tradizionalisti”, che, per me, sono
soltanto cattolici punto e basta.
Sì, il professor de
Mattei, con un libro intero, ha difeso l’eticità della vaccinazione e molti di
quelli che gli erano amici e che lo consideravano guida salda, si sono allontanati e non so che
cosa avverrà il 22 maggio quando ci sarà la “acies ordinata” della Marcia per
la vita, guidata da Virginia Coda Nunziante, vicinissima al professor de Mattei
e che sui vaccini, per quanto ho letto, la pensa come il professor. Ed ecco perché alla
Marcia, pur dispiaciuta e tanto, non andrò, non posso andare. Per me, la morte
in forma di resti di dna di bimbi abortiti vive nel vaccino e nessuno potrà convincermi
del contrario perché io sola so da dove mi viene la certezza che essi sono il
male e fanno male. E non ho professori, filosofi o luminari ad appoggiarmi
nella fede.
Nel dolore, poi, registro
la spaccatura interiore tra la Legge del Signore che non mi concede sconti e
che mi fa dir no al vaccino e no, quindi, anche alla Marcia per la vita e il
sentimento umano dell’amicizia, che mi fa sentir affetto per il professor de
Mattei e tanto anche per Virginia che ricordo sorridente, generosa, allegra compagna
di “acies ordinata” a Monaco di Baviera. Una simpatia che si accende ancora di
più al ricordo di come, tra tanti, quella sera a Santa Balbina, il professor de
Mattei invitò proprio me (pur senza conoscermi, io, nessuno…), a seguirlo
in una bella avventura per la Chiesa di sempre. La finisco qui e, nel
ricordo di Monaco di Baviera, torno a pregare per la dolce sposa di Cristo,
lacerata, sconvolta, inquieta, lei che dovrebbe essere baluardo dell’Eterna
Legge del Signore e difesa del piccolo suo gregge, unito.
Finalmente liberi
Prendo fiato e vado avanti per arrivare al punto e poi andarmene, in santa pace (anche se con la mascherina) dal parrucchiere. E il punto è questo, fin da febbraio dello scorso anno, quando fu trasmesso dalle televisioni ipnotiche il video dei lugubri camion in fila indiana che portavano le bare dei morti per Covid (organizzata, la parata, mi dicono dal generale Figliolo, che buon figliolo, secondo me, non è), io non ho avuto paura mai. Non un giorno, un'ora, un minuto. MAI. La corda tesa che mi lega al Signore lassù, il mio rosario di Sant'Alfonso dei Liguori, dai grani color cielo, mi indicava la strada maestra e mi rassicurava: "Non è opera mia questa roba, ma fatta da uomini". Il significato di questa frase mi lasciò nel dubbio. Eran forse stati i cinesi a Wuhan? Ma poi, col tempo, grazie alle infusioni continue di Lui, ho capito: sono stati gli uomini, alcuni uomini, con le televisioni, i giornali, i virologi in tv, e il tam tam dell'orrore, ad aver creato la "pandemia"! Ecco il significato della frase che non capivo. Corro dal parrucchiere nella gioia rotonda che in me vive.
giovedì 20 maggio 2021
Il mondo invisibile
E non stupisce che la parola d'ordine di oggi sia "cancel culture", perché i signori che voglion cancellare il passato (ma non ci riusciranno) sanno benissimo che gli antichi tutti quanti, e anche i nostri Romani, vivevano immersi nel mondo invisibile che onoravano al punto da dare il nome di divinità a ogni piccolo gesto quotidiano. Per questo, quando a Roma, arrivò la Parola che salva, il Dio incarnato, il Dolce Gesù, essi, i Romani, aprirono braccia e cuore e gli imperatori, pian pianino, si trasformarono in Pontefici, come anche Cesare Augusto era stato Pontefice Massimo. Un linea di sangue e di porpora che oggi, tristemente, si inchina al mondo.
Il mondo invisibile, quello in cui vivo io in completo abbandono, in delizia e protezione, è grazia e dono. Misterioso e semplice insieme, nel cuore mette la pace e una fonte viva d'acqua che toglie ogni sete, sulle labbra un sorriso. E ora sarà facile capire, per voi, perché gli egiziani vedevano nei gatti creature sacre...
sabato 15 maggio 2021
Inno alla mia primavera
“Ti imparo a stirà”, mi diceva ed era come se mettesse me – proprio io, piccola io – al centro dell’azione e lei, spettatrice, dall’alto mi guardasse mentre apprendevo, diciamo così per osmosi da lei, che nulla, però, insegnava. Imparavo, ho imparato. E mi raccontava le storie del paese suo che si chiamava Campoli Appennino ed era in Ciociaria, alto sul Parco nazionale dell’Abruzzo. Un giorno, poiché eravamo proprio a fine gennaio e io tossivo ancora, mi raccontò dei giorni della merla.
E come lei me lo ha raccontato lo riporto. Mi disse, dunque, che la merla, nel senso della graziosa signora del merlo (color grigio polvere lì dove lui è lucido di penne nere) non c’entra un bel nulla e che quei giorni si chiamano così perché è allora che sbocciano, sulle colline aride e invernali, le avanguardie delle primule. E che “merla” altro non è che primula in dialetto, una parola, diciamo così, come una vecchia pantofola ciancicata dall’uso. Mi spiegò anche che, per i paesani, i giorni della merla, pur freddi, freddissimi, erano speranza che la primavera, nel suo bel vestitino color giallo primula, sarebbe presto giunta a rinverdir le erbette, a richiamar le rondini e a far fiorir le rose.
E ora, lasciamo per qualche minuto la Mimma a fare i casi suoi, e in balzo sono in Sabina, che è, per motivi miei, terra per me d’amore. E’ gennaio, fine gennaio, e sono dalle parti di Ginestra, un nome che splende come un fiore d’oro tra le belle, colline sabine dove gli ulivi, in filari, fanno da collane ai colli. Cammino nel gelo che morde e tutt’intorno è color del fango, per terra paciughi di foglie d’autunno, umido il sentiero.
D’un tratto, e chiamo mio marito, il cuore palpita e s’accende: su un terrapieno scosceso, biondeggiano in grazia tante primule che sembrano chiamarmi da lontano per annunciarmi la buona novella, che cioè, sotto la neve, il seme è vivo, la vita rinasce in eterno fluire, E che questo era il segreto che i sabini regalarono ai cugini romani nel Dio Quirino, che ancora oggi si ricorda sul Colle più importante di Roma, il Quirinale, lì dove sedettero prima i Papi, poi i Savoia e ora il Presidente della Repubblica, che è la carica più alta del nostro povero Paese.
Presto, caro lettore, è ora di far di nuovo due bagagli e di seguirmi, se le andrà, in una gita mia di bimba a Campoli Appennino, nel paese chiacchierino della Mimma. Era una domenica di maggio, il cielo dipinto d’azzurro, il sole come un paolo d’oro, e il paesello si animò, curioso, al nostro arrivo. Le case sorridevano alla famiglia romana giunta dalla Capitale. Una casetta d’ombre e di scale ci offrì riparo e riposo. Poi vennero le visite. Primo tra tutti, il fratello della Mimma che era tale e quale a lei solo in forma maschile. Lei era Mimma Toto e suo fratello era Salvatore Toto e quindi Totò Toto.
Lei, da noi a tener la casa linda, lui (però io non lo avevo veduto mai) veniva a volte e a volte no per tagliare i vestiti su misura del papà, ché Totò era il sarto del paese e come tagliava lui le pezze non ce n’erano mica tanti, come diceva mia madre che, come si sa, di stoffe era maestra e anche di stile. Totò Toto, mentre gli altri chiacchieravano dabbasso, mi portò in alto, in alto e affacciata al balcone che come tutti i balconi che si rispettino aveva vista sul panorama, e mi indicò, laggiù, il Parco nazionale dell’Abruzzo e che non lo vedevo , mi chiese, l’orso bruno? Non c’era l’orso, figuriamoci, ma io lo vidi o forse lo sognai, quell’orso, che ancora oggi è parte del mio sogno di Campoli Appennino.
di Benedetta de Vito
mercoledì 12 maggio 2021
Un articolo e tante paperette
https://www.marcotosatti.com/2021/05/11/benedetta-de-vito-lambiguita-un-po-viscida-del-misericordismo/
Qualche tempo fa avevo scritto questo articolo per Marco Tosatti, che lo ha pubblicato nel giorno del compleanno di una mia amica... Qui sopra, se vi va, potrete leggermi.
venerdì 7 maggio 2021
Come gatti nel vento
Quando, al mercoledì pomeriggio, me ne vado dalle parti dei Prati per un appuntamento con "Frog and fish"
Gatti e Generali
Ho scritto questo pezzo per Marco Tosatti, che racconta, a modo mio, quel che accade dalle parti dei vaccini.
E di come si imbrogliano le carte per arrivare allo scopo vero di tutta questa narrazione: la vaccinazione universale...
Intanto, ieri, sono tornata dai miei gatti di Cristoforo Colombo e ho portato una carcassa di pollo e un pocodi pesce. Sono arrivati in re, sbucando dalle erbette, ed erano tutti quanti grigi e li ho fotografati mentre mangiavano e poi sono andata via sotto un bel sole acceso stampato nel cielo turchino...
mercoledì 5 maggio 2021
I gatti di Cristoforo Colombo
Nascosto nel bel verde di una strada ampia e ariosa che, diritta, conduce verso i lidi romani, si nasconde, timida, una colonia di gatti romani. L'ho scoperta per caso un giorno che tornavo da casa di mia madre, sgambando in previsione di uno dei feroci lockdown, che hanno spento una luce nella Città Eterna. Mi sono avvicinata e loro, i micetti, non erano lì. Sono rimasta, appostata in un canto e d'un tratto, tra e erbe, un musetto, due orecchie appuntite, una coda nera. D'un balzo eran almeno sette e, guardandomi, attendevano speranzosi che tirassi fuori dalla borsa qualcosa di saporito da metter sotto i denti. Ma io non avevo un bel nulla e così abbiamo solamente fatto amicizia, guardandoci e annusandoci da lontano.
Più avanti, nell'esplosione della primavera, bianchi i fiori della purificazione, sono tornata nella balza felina e mi ero portata un saccocino di robetta da mangiare, la carcassa del pollo arrosto, il mollume del pesce, qualche pezzetto di carne. Ho depositato il tutto nelle ciotoline rosse apparecchiate lì sul muretto e, un secondo dopo, dal verde spuntavano i soliti musetti, le code, le zampette rosa. E mentre loro mangiavano io ne ho fotografati alcuni. Uno di loro, dispettoso, è riuscito a voltarsi al momento giusto senza così mostrarmi un musetto riconoscente. E qui vi metto le foto a mo' di testimonianza.
domenica 2 maggio 2021
Fedez? No grazie
https://www.marcotosatti.com/2021/05/02/i-ferragnez-abbiamo-i-meghan-e-harry-de-noantri-ci-mancavano/
Domenica mattina, al risveglio con i passerotti, leggo a reti unificate, cioè su tutti i media italiani che il signor Fedez, un "influencer", difende la legge Zan e tutti a dargli retta neanche fosse il Presidente della Repubblica! Segno della deriva dei miei colleghi giornalisti, che, perduti nel mondo delle menzogne, non sanno più distinguere l'oro dalla latta... Così, di getto, ho scritto un articolo che ho spedito a Marco Tosatti e che trovate qui sopra. E in questo lunedi di pallido sole, gialli come siamo (ma per me bianchi a tutti gli effetti) andiamo avanti col sorriso, nonostate Fedez, la sua sposa e tutti gli influencer che ci fanno ammalare non di Covid 19 ma di influenze negative!

























