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martedì 25 maggio 2021

Un ulivo spettinato, un lupo e un agnello

 https://www.marcotosatti.com/2021/05/25/bdv-illustra-il-ddl-liberticida-zan-con-una-favola-antica-il-lupo-e-lagnello/

Ho scritto questo articolo per Marco Tosatti e, da qualche ora, è lì. Se mi hanno impallinato, nei commenti, ringrazio il Signore e, con una piroetta saluto tutti, i miei amici e i miei nemici, nella gioia grande che mi conduce, nella Comunione dei Santi, sempre per Lui...

Un ulivo spettinato respira dalla parti di Via Nazionale a Roma...


Nel creato che ci abbraccia

 Sul davanzale della finestra della mia cucina, ieri mattina, è fiorito, da che sembrava una piantina stenta, un geranio. E il fiore, d'un fucsia acceso, è tanto grande che sembra, a guardarlo  discosto quasi una bella rosa. Così, preso il mio cellulare, ho fatto una foto in testimonianza del piccolo miracolo, che ora vi mostro proprio qui, in ringraziamento di tanta bellezza, dono del cielo, Ed è, per me, in questo piccolo fiore tutta la stupenda gioia che ricama il creato, e che appare in ogni dove a chi non è immerso nelle cose del mondo e se si ha il terzo occhio, quello dell'anima, ben aperto...


E prima di chiudere questo mini post, che è soltanto un grazie al Signore che fa delle piccole cose dei doni grandi, vi voglio mostrare una bennibag che ho cucito per certi uccellini che, dalla mattina e fino al pomeriggio tardi (quando loro e io andiamo a dormire) mi fanno compagnia con il loro canto chiacchierino. E a volte mi pare di capire i cinguettii loro che sono sempre un canto di gioia per il creato bello che li circonda. E che, nonostante tutto, circonda tutti noi. 


sabato 22 maggio 2021

Veni Creator Spiritus


In capo al letto che fu dei miei genitori nella casa mia natale, tutta immersa nel verde di un gran giardino, c'era e c'è ancora (anche se, indegnamente, assediata dalle statuette africane del nuovo inquilino che non la venera...) una colombina dorata dello Spirito Santo. Il becco in giù, le ali aperte, involtolata nei grani dei rosari,  in picchiata scende qui sulla terra, tra i raggi in dardo, per toccare il cuore e le menti degli uomini che, addormentati pur non dormendo, si trastullano, beati e storditi, nel mondo colorato del principe del mondo, chiamando il male bene e sovvertendo, inconsapevoli, l'Eterna Legge del Signore.

Non sapevo, bambina, che quella piccola, pura colomba (che pure mi ammaliava) fosse in simbolo la Sapienza di Dio che scende sulla terra nella santità della Parola che è sola Verità. Non lo sapevo, no, tuttavia, nella fotografia che, nella mia memoria, non si cancella della stanza dove dormivano mia madre e mio padre, lei, d'oro e di semplicità, era per me mistero e gioia. Entrando in punta di piedi mi pareva che splendesse, lei sola, dando vita all'intorno. Spariva l'inginocchiatoio, nascosto dietro la porta (che pure vorrei avere in eredità), spariva anche il grande quadro, alto sulla parete di destra, nel quale Maria e Giuseppe guardavano giocare, in dolcezza, il Bambino e con Lui, il cuginetto Giovanni Battista. Spariva l'armadio tirolese imponente e tutto dipinto a scene agresti. Sparivano le foto di noi bambini, e io l'unica con un cappottino rosso...

Restava lei sola, la Santa colombina dello Spirito Santo che, ai tempi di Gesù, scese nel Cenacolo a portare la luce di Dio negli apostoli (che dovevano andare in giro per il mondo a portare il Logos alle genti) e in Maria, custode e Regina, e che ora invoco affinché torni sulla terra a portare la sua luce di verità! Buona Pentecoste a tutti. 

A San Lorenzo in Lucina ho trovato il profeta Isaia, nel fanciullo che gioca con il Leoncello, la vera pace del cuore...

 

Nuove pandemie crescono, haha

 


Ieri, verso l'ora di pranzo, avendo saltato il pasto per ragioni che non sto a spiegare, me ne stavo a guardare il Tg1 cosa che non faccio di solito perché rido di tutte le meravigliose notizie dell'arcobaleno che ci ammanniscono i "giornalisti" della Rai Tv. Ed ecco, da una portentosa villa romana, apparire la sinistra faccia piena di rughe (per forza non ha più acqua di vita...) e di occhiaie (bè, la notte, quando il manto stellato cala sulle creature tutte, l'anima si sveglia e lascia chi pecca contro il Signore sveglio a contar le pecorelle) del nostro premier, il quale sorridendo annuncia che ci dobbiamo preparare a nuove pandemie e ci dice che bisogna vaccinare il mondo. Oddio, salto sulla sedia. Non gli è ancora  bastato! Ma certo, ci hanno preso gusto al giochetto tanto facile da organizzare mentre il fiato di Malefica ha fatto addormentare il povero popolo nostro. E , pensierosa, ho spento la tv per non vedere il ghigno nascosto dal completo grigio tanto rassicurante...

Poi, questa mattina, scopro, leggendo un quotidiano che è già bell'e apparecchiata la prossima puntata in forma di una malattia, tutta cifre e lettere che viene dagli uccelli e che, non in Cina prolifica, ma questa volta in Russia. Olè, sempre esoticamente parlando perché fa più notizia e rende il tutto piuttosto misterioso. E poi gli uccelli...mumble, mumble... E certo! Gli uccelli, come nel film del regista americano famoso Hitchcock, perché come ci hanno raccontato (ma non è niente vero) essi, i passerotti (che io amo quando mi salutano prima di andare a dormire e io con loro in santo riposo), sono i discendenti nientemeno che dei dinosauri. Paura vero? Nooo??? Vabbè ci penseranno i "giornalisti" a creare l'atmosfera giusta, lugubre al punto giusto e senza speranza così altri bambini si butteranno giù dal ponte, in autunno con la ripresa. Io, per adesso, la finisco qui, sorrido, prego, e nella mia armatura d'oro dono di San Michele Arcangelo, corro a cucire qualcosa che mi servirà contro tutte queste menzogne. Non praevalebunt!


venerdì 21 maggio 2021

Nel giorno bello di Santa Rita

 

L'acqua viva... eau vive

bennibag fiorita di Santa Rita

Un piccolo miracolo color arancio

Al mattino presto, quando via dei Serpenti ancora dorme e le imposte dei palazzi sono chiuse al sole che, d'oro, lassù sfavilla portando la luce vera nel mondo, io sono già in strada per raggiungere, in quattro passi, la bellissima Basilica dedicata a una Santa buona, il cui nome, infatti, vuol dire, in greco antico, semplicemente buona. Nella Chiesa silente, i sacerdoti seduti in orazione sui banchi attendono che, alle sette e quindici, una dolce campanella (che somiglia a quella che annunciava, a scuola, la ricreazione) annunci, come in frullo d'ali di passero, che comincia la Santa Messa.

E oggi, giorno di Santa Rita, un santa bambina che amo come tante altre sorelle mie dell'anima e che mi porto in giro in forma di anello regalato da chi con me divide vita, cuore e tutto, la chiesa era piena di fedeli e in gioia e in grazia del Signore. Lui ama che lo si ami... ci ama così tanto!

Così oggi, fiorisce la rosa di Santa Rita, che ebbe il marito e i figli (gemelli) uccisi e che trovò in Dio la forza di non perder mai la fonte d'acqua che sgorgava nel suo cuore. Senza di essa, senza l'acqua viva che Egli dona a chi lo ama, non siamo nulla, sterpaglia, rami secchi, tralci staccati dalla vite. Ed è così, la verità.

Ora che ho scritto di Rita e della bella Basilica dove al mattino mi rifugio perché bello e buono è cominciar bene ogni giornata (che è dono), posso andar a far con mio marito le cose pratiche della vita, le tante infinite carte della burocrazia (cioè del governo delle tristi scrivanie,,,), inventate dal mondo per trascinarci in basso lì dove si respira l'odore dello zolfo che, nostro malgrado, dobbiamo respirare. 

Cara Virginia, da Benedetta

 

Rose del Palatino

Entrando nel cortile di Santa Balbina, a Roma, si esce dalla modernità, dal via vai frenetico della Passeggiata archeologica che s’anima al piano di sotto, e si entra nel tempo senza tempo che è il tempo del Signore. Le erbe spettinate, il cotto elegante, la storia viva che vi si respira restituisce alle gambe la voglia di andare e nel cuore lo Spirito Santo accende il fuoco dell’amore. E quindi immaginatevi la meraviglia del posto, immoto sotto le stelle, in una serata invernale un poco fredda, con la presentazione di un libro di Aldo Maria Valli e poi un rinfresco tra le mura auguste e nella biblioteca dell’Associazione Lepanto, che a Santa Balbina, ha la sua sede. Quella sera di poco più di un anno fa, tra i tanti, c’ero anche io e, prima di assaggiare una crostata che è piaciuta moltissimo a me e che sarebbe piaciuta a Santa Balbina medesima e a tutti i bambini del mondo (perché è da Balbina che noi abbiamo il termine bambina che vuol dire che i bimbi parlan male, nella dolce lallazione loro che li fa “balbi”, cioè balbuzienti), il professor Roberto de Mattei, che tutti conosciamo, raccoglieva le iscrizioni per una “acies ordinata” che seppi poi, poiché me lo scrisse per mail, doversi tenere a Monaco di Baviera.

Non sapevo quel giorno di, mi pare, novembre che, poco tempo dopo, forte del mio rosario e dell’amore che mi sospinge ai piedi della Croce, avrei preso, con un gruppo di persone a me sconosciute, io sola, col Signore solo, un aereo diretto a Monaco di Baviera. Capo gita, il professore e Virginia Coda Nunziante, deliziosa padrona di casa, avendo lei prenotato gli alberghi, le cene e tutta la parte sociale dei tre giorni tedeschi miei e di tutti quanti. L’”acies ordinata”, cioè uno schieramento mariano (con recita del Rosario e Credo)  nella piazza dell’Odeon, era per un sabato mattina e faceva freddo, ma nessuno di noi, credo, ha sentito nulla tanto eravamo contenti di portar da Roma la supplica alla chiesa tedesca di smetterla con il percorso sinodale e di ritornare a casa, nel vascello dolce di San Pietro, che pure trema tutto tra i cavalloni della modernità. Al “Credo”, il mio cuore fece un doppio salto mortale in cielo e poi giù di nuovo a riscaldarmi tutta quanta. E la sera, al ristorante, tutti insieme, c’era anche quel bel ragazzo austriaco, altissimo, che aveva buttato nel Tevere la Pachamama, del sinodo amazzonico: un eroe!

Il giorno seguente, una domenica silente, mi svegliai sotto la neve e bevevo i fiocchi bianchi che mi abbracciavano mentre me ne andavo sola soletta a zonzo proprio come piace a me. Prima a messa nella bella chiesa dei domenicani che è intitolata a San Gaetano e poi a visitar la reggia dei Wittelsbach e infine a Marienplatz lì dove tanti San Michele bambini sottomettono con picche e spade i dragoni infernali in forma di animali da bestiari medievali e dove una folla bavarese accolse il bavarese Benedetto XVI, come ricorda una lapide sotto la Madonnina…

E ora? Ora, come mi dice il mio padre spirituale, il pericolo di uno scisma tedesco c’è, e sarà uno scisma “progressista” perché dalle parti di Monaco di Baviera ancora non basta la Chiesa in uscita (cioè delle chiese vuote) di Bergoglio. No, vogliono sacerdoti donne e poi benedizioni alle coppie omosessuali, lì dove, nel deposito della Fede, sta scritto che il peccato dell’omosessualità grida vendetta a Dio e se non dobbiamo giudicare i peccatori (e per fortuna, dico io!), il peccato sì è mortale… Le benedizioni agli omosessuali ci sono già state, lunedì scorso, nel ni dei Vescovi tedeschi che pur dicendosi contrari a parole (ma verba volant) nei fatti le permettono. E dal Vaticano nulla. Intanto io vedo il mondo cattolico diviso anche sui vaccini. Per il Papa, bisognerebbe vaccinare anche le bambole e la presa di posizione del Pontefice ha diviso tutti i cattolici. Anche i cosiddetti “tradizionalisti”, che, per me, sono soltanto cattolici punto e basta.

Sì, il professor de Mattei, con un libro intero, ha difeso l’eticità della vaccinazione e molti di quelli che gli erano amici e che lo consideravano  guida salda, si sono allontanati e non so che cosa avverrà il 22 maggio quando ci sarà la “acies ordinata” della Marcia per la vita, guidata da Virginia Coda Nunziante, vicinissima al professor de Mattei e che sui vaccini, per quanto ho letto, la pensa come il professor. Ed ecco perché alla Marcia, pur dispiaciuta e tanto, non andrò, non posso andare. Per me, la morte in forma di resti di dna di bimbi abortiti  vive nel vaccino e nessuno potrà convincermi del contrario perché io sola so da dove mi viene la certezza che essi sono il male e fanno male. E non ho professori, filosofi o luminari ad appoggiarmi nella fede.

Nel dolore, poi, registro la spaccatura interiore tra la Legge del Signore che non mi concede sconti e che mi fa dir no al vaccino e no, quindi, anche alla Marcia per la vita e il sentimento umano dell’amicizia, che mi fa sentir affetto per il professor de Mattei e tanto anche per Virginia che ricordo sorridente, generosa, allegra compagna di “acies ordinata” a Monaco di Baviera. Una simpatia che si accende ancora di più al ricordo di come, tra tanti, quella sera a Santa Balbina, il professor de Mattei invitò proprio me (pur senza conoscermi, io, nessuno…),  a seguirlo  in una bella avventura per la Chiesa di sempre. La finisco qui e, nel ricordo di Monaco di Baviera, torno a pregare per la dolce sposa di Cristo, lacerata, sconvolta, inquieta, lei che dovrebbe essere baluardo dell’Eterna Legge del Signore e difesa del piccolo suo gregge, unito.

Finalmente liberi

 

Una brutta faccia apotropaica caccia il male fuori di casa, impedendogli di rodere cervello e mente e anima... 

In un sito che ogni tanto visito ho letto un articolo interessante, in cui alcuni psicologi britannici ammettono di aver usato la paura per spingere le persone a chiudersi in casa, durante i lockdown imposti dalla pandemia. Potete leggere l'articolo qui: https://www.aldomariavalli.it/2021/05/21/psicologi-comportamentali-ammettono-cosi-abbiamo-consigliato-al-governo-di-spaventare-i-cittadini-durante-la-pandemia-covid/

Prendo fiato e vado avanti per arrivare al punto e poi andarmene, in santa pace (anche se con la mascherina) dal parrucchiere. E il punto è questo, fin da febbraio dello scorso anno, quando fu trasmesso dalle televisioni ipnotiche il video dei lugubri camion in fila indiana che portavano le bare dei morti per Covid (organizzata, la parata, mi dicono dal generale Figliolo, che buon figliolo, secondo me, non è), io non ho avuto paura mai. Non un giorno, un'ora, un minuto. MAI. La corda tesa che mi lega al Signore lassù, il mio rosario di Sant'Alfonso dei Liguori, dai grani color cielo, mi indicava la strada maestra e mi rassicurava: "Non è opera mia questa roba, ma fatta da uomini". Il significato di questa frase mi lasciò nel dubbio. Eran forse stati i cinesi a Wuhan? Ma poi, col tempo, grazie alle infusioni continue di Lui, ho capito: sono stati gli uomini, alcuni uomini, con le televisioni, i giornali, i virologi in tv, e il tam tam dell'orrore, ad aver creato la "pandemia"! Ecco il significato della frase che non capivo. Corro dal parrucchiere nella gioia rotonda che in me vive. 

giovedì 20 maggio 2021

Il mondo invisibile

 


C'è, nascosto agli occhi frettolosi della modernità, di chi pensa di vivere solo di carne e di sangue e di piaceri che diventano diritti (e non lo sono), un mondo invisibile, pieno di grazia, che esiste ed è più vivo e vero di tante cose che si vedono nel mondo materiale e anche di quelle che si vedono in televisione. La televisione è una grande menzogna che, rimbombando, ripete a macchinetta le notizie che vuole lei, desiderando appunto strappare dalla vera vita - quella invisibile - gli uomini che, come falene, inseguono il finto lume dei finti dei, chiamati divi, o stelle tv, che, in pantomima, raccontano ciò che altri, in pantomima, gli dicono di dire...

E non stupisce che la parola d'ordine di oggi sia "cancel culture", perché i signori che voglion cancellare il passato (ma non ci riusciranno) sanno benissimo che gli antichi tutti quanti, e anche i nostri Romani, vivevano immersi nel mondo invisibile che onoravano al punto da dare il nome di divinità a ogni piccolo gesto quotidiano. Per questo, quando a Roma, arrivò la Parola che salva, il Dio incarnato, il Dolce Gesù, essi, i Romani, aprirono braccia e cuore e gli imperatori, pian pianino, si trasformarono in Pontefici, come anche Cesare Augusto era stato Pontefice Massimo. Un linea di sangue e di porpora che oggi, tristemente, si inchina al mondo.

Il mondo invisibile, quello in cui vivo io in completo abbandono, in delizia e protezione, è grazia e dono. Misterioso e semplice insieme, nel cuore mette la pace e una fonte viva d'acqua che toglie ogni sete, sulle labbra un sorriso. E ora sarà facile capire, per voi, perché gli egiziani vedevano nei gatti creature sacre...

sabato 15 maggio 2021

Inno alla mia primavera


 Per me, la Mimma, aveva un occhio e il cuore di riguardo perché anche lei era nata, come me, nel giorno dell’Immacolata concezione. E io, con lei, trascorsi molte e molte ore, al mattino, quando, ebbi una misteriosa quarta malattia, che mi tenne a casa quattro mesi da scuola. Per la Mimma, insegnare era “imparare” ed era verbo transitivo con il complemento oggetto e il verbo al complemento di termine e mozzo nella coda.

“Ti imparo a stirà”, mi diceva ed era come se mettesse me – proprio io, piccola io – al centro dell’azione e lei, spettatrice, dall’alto mi guardasse mentre apprendevo, diciamo così per osmosi da lei, che nulla, però, insegnava. Imparavo, ho imparato. E mi raccontava le storie del paese suo che si chiamava Campoli Appennino ed era in Ciociaria, alto sul Parco nazionale dell’Abruzzo. Un giorno, poiché eravamo proprio a fine gennaio e io tossivo ancora, mi raccontò dei giorni della merla.

E come lei me lo ha raccontato lo riporto. Mi disse, dunque, che la merla, nel senso della graziosa signora del merlo (color grigio polvere lì dove lui è lucido di penne nere) non c’entra un bel nulla e che quei giorni si chiamano così perché è allora che sbocciano, sulle colline aride e invernali, le avanguardie delle primule. E che “merla” altro non è che primula in dialetto, una parola, diciamo così, come una vecchia pantofola ciancicata dall’uso. Mi spiegò anche che, per i paesani, i giorni della merla, pur freddi, freddissimi, erano speranza che la primavera, nel suo bel vestitino color giallo primula, sarebbe presto giunta a rinverdir le erbette, a richiamar le rondini e a far fiorir le rose.

E ora, lasciamo per qualche minuto la Mimma a fare i casi suoi, e in balzo sono in Sabina, che è, per motivi miei, terra per me d’amore. E’ gennaio, fine gennaio, e sono dalle parti di Ginestra, un nome che splende come un fiore d’oro tra le belle, colline sabine dove gli ulivi, in filari, fanno da collane ai colli. Cammino nel gelo che morde e tutt’intorno è color del fango, per terra paciughi di foglie d’autunno, umido il sentiero.

D’un tratto, e chiamo mio marito, il cuore palpita e s’accende: su un terrapieno scosceso, biondeggiano in grazia tante primule che sembrano chiamarmi da lontano per annunciarmi la buona novella, che cioè, sotto la neve, il seme è vivo, la vita rinasce in eterno fluire, E che questo era il segreto che i sabini regalarono ai cugini romani nel Dio Quirino, che ancora oggi si ricorda sul Colle più importante di Roma, il Quirinale, lì dove sedettero prima i Papi, poi i Savoia e ora il Presidente della Repubblica, che è la carica più alta del nostro povero Paese.

Presto, caro lettore, è ora di far di nuovo due bagagli e di seguirmi, se le andrà, in una gita mia di bimba a Campoli Appennino, nel paese chiacchierino della Mimma. Era una domenica di maggio, il cielo dipinto d’azzurro, il sole come un paolo d’oro, e il paesello si animò, curioso, al nostro arrivo. Le case sorridevano alla famiglia romana giunta dalla Capitale. Una casetta d’ombre e di scale ci offrì riparo e riposo. Poi vennero le visite. Primo tra tutti, il fratello della Mimma che era tale e quale a lei solo in forma maschile. Lei era  Mimma Toto e suo fratello era Salvatore Toto e quindi Totò Toto.

Lei, da noi a tener la casa linda, lui (però io non lo avevo veduto mai) veniva a volte e a volte no per tagliare i vestiti su misura del papà, ché Totò era il sarto del paese e come tagliava lui le pezze non ce n’erano mica tanti, come diceva mia madre che, come si sa, di stoffe era maestra e anche di stile. Totò Toto, mentre gli altri chiacchieravano dabbasso, mi portò in alto, in alto e affacciata al balcone che come tutti i balconi che si rispettino aveva vista sul panorama, e mi indicò, laggiù, il Parco nazionale dell’Abruzzo e che non lo vedevo , mi chiese, l’orso bruno? Non c’era l’orso, figuriamoci, ma io lo vidi o forse lo sognai, quell’orso, che ancora oggi è parte del mio sogno di Campoli Appennino. 

di Benedetta de Vito

mercoledì 12 maggio 2021

Un articolo e tante paperette



 https://www.marcotosatti.com/2021/05/11/benedetta-de-vito-lambiguita-un-po-viscida-del-misericordismo/

Qualche tempo fa avevo scritto questo articolo per Marco Tosatti, che lo ha pubblicato nel giorno del compleanno di una mia amica... Qui sopra, se vi va, potrete leggermi.

venerdì 7 maggio 2021

Come gatti nel vento

 Quando, al mercoledì pomeriggio, me ne vado dalle parti dei Prati per un appuntamento con "Frog and fish"

cammino, quasi da sola in una Roma spenta, come sospesa in un trasalimento smarrito di cui non sa spiegarsi il percome. Osservo le persone che, nell'incontrarmi, si allontanano e dai loro occhi, in carcere, traspare una paura violenta che fa diventar lo sguardo appuntito , di spine e chiodi. I negozi sono vuoti, poche le persone ai tavoli e, per ogni dove, spuntano le maschere bianche, bazze che spettrali nascondono il loro sorriso. Ecco, d'un tratto, come per grazia divina, ho capito: a Roma manca il sorriso! Non ci sono più sorrisi, non ci sono baci, non c'è più l'amore. Ecco che cosa è accaduto di spaventoso e profondo. E non è stato il virus, poveretto, a creare la rovina, nossignore! Penso che più della malattia, l'assassinio dell'amore lo hanno compiuto le parole utilizzate a mo' di spauracchio: coprifuoco, distanziamento sociale, assembramenti, in sicurezza. Ma la vita, signori miei, il Signore ce la dona così com'è tra tanti pericoli. Provate a immaginare, per un momento, di essere una lucertola del prato. Dietro ogni stelo d'erba ci potrebbe essere il grazioso musetto di un gatto, il piede di un distratto, un topo... Questa è la vita per come ce l'ha donata il Signore e non ci ha creati certo con un mascherina sul volto, ma con il naso all'aria a respirar, nel sole, la Sua libertà... 





Gatti e Generali

Ho scritto questo pezzo per Marco Tosatti, che racconta, a modo mio, quel che accade dalle parti dei vaccini.

https://www.marcotosatti.com/2021/05/06/benedetta-de-vito-e-il-regime-del-generale-figliuolo-per-non-dire-regime/ 

E di come si imbrogliano le carte per arrivare allo scopo vero di tutta questa narrazione: la vaccinazione universale...

Intanto, ieri, sono tornata dai miei gatti di Cristoforo Colombo e ho portato una carcassa di pollo e un pocodi pesce. Sono arrivati in re, sbucando dalle erbette, ed erano tutti quanti grigi e li ho fotografati mentre mangiavano e poi sono andata via sotto un bel sole acceso stampato nel cielo turchino...

Beata io, tra i gatti, vi saluto!



mercoledì 5 maggio 2021

I gatti di Cristoforo Colombo

 Nascosto nel bel verde di una strada ampia e ariosa che, diritta, conduce verso i lidi romani, si nasconde, timida, una colonia di gatti romani. L'ho scoperta per caso un giorno che tornavo da casa di mia madre, sgambando in previsione di uno dei feroci lockdown, che hanno spento una luce nella Città Eterna. Mi sono avvicinata e loro, i micetti, non erano lì. Sono rimasta, appostata in un canto e d'un tratto, tra e erbe, un musetto, due orecchie appuntite, una coda nera. D'un balzo eran almeno sette e, guardandomi, attendevano speranzosi che tirassi fuori dalla borsa qualcosa di saporito da metter sotto i denti. Ma io non avevo un bel nulla e così abbiamo solamente fatto amicizia, guardandoci e annusandoci da lontano.

Più avanti, nell'esplosione della primavera, bianchi i fiori della purificazione, sono tornata nella balza felina e mi ero portata un saccocino di robetta da mangiare, la carcassa del pollo arrosto, il mollume del pesce, qualche pezzetto di carne. Ho depositato il tutto nelle ciotoline rosse apparecchiate lì sul muretto e, un secondo dopo, dal verde spuntavano i soliti musetti, le code, le zampette rosa. E mentre loro mangiavano io ne ho fotografati alcuni. Uno di loro, dispettoso, è riuscito a voltarsi al momento giusto senza così mostrarmi un musetto riconoscente. E qui vi metto le foto a mo' di testimonianza.




Poi, però alla fine sono riuscita nell'impresa!

E siccome non sono una gattara, alla colonia non sono più ritornata però un poco mi dispiace...





domenica 2 maggio 2021

Fedez? No grazie

Bellezza romana sotto al lampione...

 https://www.marcotosatti.com/2021/05/02/i-ferragnez-abbiamo-i-meghan-e-harry-de-noantri-ci-mancavano/

Domenica mattina, al risveglio con i passerotti, leggo a reti unificate, cioè su tutti i media italiani che il signor Fedez, un "influencer", difende la legge Zan e tutti a dargli retta neanche fosse il Presidente della Repubblica! Segno della deriva dei miei colleghi giornalisti, che, perduti nel mondo delle menzogne, non sanno più distinguere l'oro dalla latta... Così, di getto, ho scritto un articolo che ho spedito a Marco Tosatti e che trovate qui sopra. E in questo lunedi di pallido sole, gialli come siamo (ma per me bianchi a tutti gli effetti) andiamo avanti col sorriso, nonostate Fedez, la sua sposa e tutti gli influencer che ci fanno ammalare non di Covid 19 ma di influenze negative!