Pagine

giovedì 4 marzo 2021

La storia continua: bennibags al Pigneto


Io, artigiana per caso,
ape operosa

Bennibags, la storia.

Terza puntata

Michelle

Quando Bianca partì, mi sentii un poco perduta. Dove, come, quando avrei potuto riprendere la produzione, senza trovarmi con cataste di bennibags invendute? Vendere online mi sembrava, in quei miei inizi, come comperare un biglietto aereo per il pianeta Venere e altri negozi, in giro per Roma, non ne conoscevo. Così una mattina di primavera, già sbracciata per il sole caldo, a zonzo con i miei pensieri per il Rione Monti entro nella piccola libreria di Michelle Muller, la "Librinecessari" che ancora adesso è punto di riferimento per tutti i bibliofili del Rione. http://www.librinecessari.it/  



Mi capitava spesso, allora, di andare a far quattro parole con Michelle, perché, come forse sapete e comunque lo ripeto, io per anni sono stata giornalista e traduttrice e anche scrittrice e lo sono ancora. Così, da Michelle, trovavo il pane che necessitavo, i libri intorno e anche l'interlocutrice giusta per parlare di Katherine Mansfield, Elsa Morante e soprattutto della mia scrittrice preferita (che anche lei amava) cioè Dolores Prato.

Ma quel giorno le parlai a cuore aperto delle bennibags e lei, sempre pronta come è a partir per nuove avventure, si fece tutt'uno con il mio progetto. Avremmo fatto, insieme, qualche mercatino al Pigneto, dove lei apriva il suo banchetto ogni domenica. Poi, casomai, potevo vender le borse anche da lei. Ma tempo al tempo.

Prima di venir con me al Pigneto, vi invito a casa mia per un tè al limone ben zuccherato. Ecco il mio piccolo laboratorio e anche se la Necchi è stata sostituita da una Jenome, la sedia è sempre quella e il tavolino pure e tutti i miei rocchetti, le forbici, gli uncinetti e gli aghi. Tutto per lavorare come ape operosa.



Qui, invece, sono in cucina per preparare il vostro tè...


E avanti. Eccomi al Pigneto con Michelle, 

Con i mio bel tavolino foderato di cosine, cuoricini e bennibags. Ho sempre venduto, tolti i soldi dell'affitto che dividevo con Michelle, quel tanto che mi permetteva di mangiare qualcosina al bar e tornare a casa stanca ma con qualche piccolo euro in più e tanti nuovi amici. Ricordo Sabina, che faceva delle bellissime borse di fettuccia. Molti i ricordi, ma due per tutti. Un ragazzo pascolava su e giù per i banchi (alcuni, come me, vendevano borse e altre cose di stoffa). Si fermò , come vagabondo, un poco a curiosare senza aprir bocca e poi andò via e pensavo che non sarebbe tornato e invece eccolo da me e mi fa: "Ci sono banchi dove vendono borse fatte con precisione e perfette, ma le tue non so che cosa hanno, qualcosa di diverso e non so che cosa è. Ma qui voglio comperare il regalo per una mia cara amica". Scelse una bennibag e contento andò via. L'altra una ragazza che comprò una bennibag ispirata a un angelo musicante di Filippino Lippi della Cappella Carafa a Santa Maria sopra Minerva.
Poi Michelle, per il Natale successivo, decise di regalare una bennibag ai suoi clienti. Così le bennibags arrivarono anche al direttore di Repubblica che allora era, mi pare, Paolo Mauri. Ridemmo in delizia insieme quando mi raccontò di averlo visto confrontar le bennibags per decidere insieme a Michelle quale sarebbe stata più adatta alla moglie e quale, credo, alle figliole...
E ora, passo e chiudo, vi auguro una felice giornata marzolina e chiudo con questa fatina...






Nessun commento:

Posta un commento