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Dopo qualche giorno di tempesta, ho ripreso, nella grazia, a camminare sui marosi, che pure imperversano in questo povero Paese dove gli amici non sono amici, ma nessuno se ne accorge. Dicevo, dunque, che ripreso il passo sereno, in corda tesa tenuta da lassù, procedendo insieme alla mia Tecla, mi sono recata di buon ora alla Santa Messa a San Pietro in Vincoli, dove in pochi, con i canonici regolari lateranensi, siamo cantare le lodi mattutine e poi a stare un poco così, al calduccio, insieme a chi ci ama davvero. Gli altri, quelli che dicono di amarci, chiudendo le isole, imbavagliando il muso della gente e facendo di tutto per rendere di spine il viver quotidiano (che a loro non appartiene), nascondono altro dietro il viso sorridente, sotto i capelli, nelle profondità del cuore di pietra. Ma, via, se nessuno se ne accorge, quel che vedo io lo terrò in tacito segreto, per me. E vado a raccontar che cosa ho sentito al supermercato Il Castoro che guarda in faccia la stupenda Basilica (che amo) di Santa Maria Maggiore. Era un colloquio tra due genitori che raccontavano la malasorte di essere fanciullo oggi e di andar, dopodomani, nella scuola apparecchiata dai finti amici di cui sopra. Non sono da sola ad ascoltare l'orrore delle scuole-lager, perché una signora con i capelli bianchi, che incontro spesso alla Santa messa, intervenendo, ridente, dice: "Mi par che state descrivendo un lager tedesco, non una scuola per anime innocenti..." Così passo e chiudo e in danza auguro a tutti, con un bel mazzolino di violette, un sabato sprint e una radiosa domenica baciata dal Signore.

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