Pagine

sabato 14 dicembre 2019

Una storia indiana



A volte, io – e tutti quanti - navigando nell’alto mare della rete, curiosando tra siti letterari e biblioteche online, scopro la terra di Morgana, un’isola misteriosa, un nuovo approdo felice, che diventa, d'untratto, fatto d'ossa e sangue nella persona di una scrittrice incontrata, conosciuta, amata, che sento immediatamente sorella. Mi è capitato, nella gioia, qualche giorno fa quando su Project Gutenberg ho trovato un librino di appena un’ottantina di pagine che sembrava chiamarmi da lontano. “Leggimi, lein cui racconta la sua vita alla scuola dei quaccheri, dove le furono tagliati i lunghi capelli,ggimi”, diceva e così, seguendo l'uccellino che cantando mi consiglia, ho aperto la pagina online e poi, convinta fin dalle prime due righe ho scaricato, in inglese, “The School Days of an Indian Girl” di Zitkála-Šá, Uccello Rosso nella lingua sua, dei Sioux Dakota.
Ho scoperto così che, a cavallo tra i due secoli scorsi, è vissuta nell’Ovest americano, terra di praterie e di vento, una giovane indiana mezzosangue (il padre era tedesco) nata nel 1876 e morta 61 anni dopo, che ora dorme il sonno suo eterno con un nome inglese Gertrude Simmons Bonnin; ho scoperto una donna bellissima e una narratrice di razza  che scriveva come noi oggi, duecento anni dopo...
Ho scoperto, dunque, con vivo incanto e ammirazione, una scrittrice incredibilmente moderna, poetica, sensibile, mistica a volte. Nei brevi capitoli, in cui racconta la sua vita alla scuola severa dei quaccheri, il cuore batte, si perde, si tuffa nel mare della vita e piange e ride con lei. Nel taglio dei suoi lunghi capelli neri (per gli indiani simbolo stesso di libertà), c’è narrata in plastica verità tutta la sua sofferenza per essere divisa tra le due culture, due radici, che erano sue entrambe e poi nessuna lo era fino in fondo. Indiana e americana insieme, doveva vivere il suo piccolo dramma quotidiano di bambina divisa tra due mondi. E crebbe nel dolore e nella consapevolezza di dover trovare una strada. Fuggire sul pony di suo fratello, in corsa sfrenata, nel vento che le frustava il viso, naso a naso con un coyote, come aveva fatto da bimba, non poteva e non voleva più... Decise di essere americana, di usare gli strumenti della civiltà che l'aveva stretta a sé, per aiutare gli indiani a trovare una nuova identità nel mondo nuovo in cui erano costretti a vivere. E scrisse altri libri che cercherò sulla rete.

Nessun commento:

Posta un commento