A volte, io – e tutti quanti - navigando nell’alto mare della rete,
curiosando tra siti letterari e biblioteche online, scopro la terra di Morgana,
un’isola misteriosa, un nuovo approdo felice, che diventa, d'untratto, fatto d'ossa e sangue nella persona di una scrittrice incontrata, conosciuta, amata, che sento
immediatamente sorella. Mi è capitato, nella gioia, qualche giorno fa quando su
Project Gutenberg ho trovato un librino di appena un’ottantina di pagine che
sembrava chiamarmi da lontano. “Leggimi, lein cui racconta la sua vita alla scuola dei quaccheri, dove le furono tagliati i lunghi capelli,ggimi”, diceva e così, seguendo l'uccellino che cantando mi consiglia, ho aperto la
pagina online e poi, convinta fin dalle prime due righe ho scaricato, in
inglese, “The School Days of an Indian Girl” di Zitkála-Šá, Uccello Rosso nella
lingua sua, dei Sioux Dakota.
Ho scoperto così che, a cavallo tra i due secoli
scorsi, è vissuta nell’Ovest americano, terra di praterie e di vento, una
giovane indiana mezzosangue (il padre era tedesco) nata nel 1876 e morta 61
anni dopo, che ora dorme il sonno suo eterno con un nome inglese Gertrude
Simmons Bonnin; ho scoperto una donna bellissima e una narratrice di razza che scriveva come noi oggi, duecento anni dopo...
Ho scoperto, dunque, con vivo incanto e ammirazione, una scrittrice
incredibilmente moderna, poetica, sensibile, mistica a volte. Nei brevi capitoli, in cui racconta la sua vita alla scuola severa dei quaccheri, il cuore batte, si perde, si tuffa nel mare della vita e piange e ride con lei. Nel taglio dei suoi lunghi capelli neri (per gli indiani simbolo stesso di libertà), c’è narrata in plastica verità tutta la sua sofferenza per
essere divisa tra le due culture, due radici, che erano sue entrambe e poi nessuna lo
era fino in fondo. Indiana e americana insieme, doveva vivere il suo piccolo
dramma quotidiano di bambina divisa tra due mondi. E crebbe nel dolore e nella consapevolezza di dover trovare una strada. Fuggire sul pony di suo
fratello, in corsa sfrenata, nel vento che le frustava il viso, naso a naso con un coyote, come aveva fatto da bimba, non poteva e non voleva più... Decise
di essere americana, di usare gli strumenti della civiltà che l'aveva stretta a sé, per aiutare gli indiani a trovare una nuova identità nel mondo nuovo in cui erano costretti a vivere. E scrisse altri libri che cercherò
sulla rete.


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