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lunedì 9 dicembre 2019

Luce del mondo


Affacciandomi su Via del Boschetto, squillano in fila indiana, a mezz’aria sulla lunghezza della strada, filari di luci bianche che s’accendono e si spengono  come occhi che s’aprono e si chiudono, in un brulichio di lumini. Camminando lungo Via del Corso, un reticolo di lucette par starti a peso sul capo, illuminando la via e impedendo la vista del cielo. Tutta luci e lucette è Roma in questo tempo di Natale, nel via vai della metropoli che non si ferma mai. Io, invece, mi fermo e osservo tutte quelle luci che dovrebbero essere allegre e che, invece, mi paiono tristi. Esse cercano, meschine, di invitarmi all’allegrezza - come vecchie ballerine di fila incanutite, convinte di essere ancora boccioli di rosa - e invece a me pesano danno un senso di fastidio e di languore amaro.
Perché, mi domandavo l’altra sera, mentre chiudevo le imposte, dicendo alle lucine che non era con loro che l’avevo ma con qualcosa che non capivo e che mi infastidiva, facendomi venir la voglia di chiuder tutto anzitempo, ancora con la rosa del pomeriggio accesa. Perché, mi chiedevo, e d’un tratto, in folgore, ho capito, ma certo, mi sono detta, tutte quelle luci lì sono le finte luci che attraggono gli uomini come i lumini notturni le falene. La vera luce, l’unica luce che splende nel mondo, nella notte di Natale, è il Santo Bambino nella grotta nuda. Non c’erano le luci, quella notte santa, eppure pareva mezzogiorno, come scrive Sant’Alfonso de Liguori nel suo meraviglioso “Quando nascette Ninne” (che è poi diventato Tu scendi dalle stelle…). E allora, a tutti quei pochi che passeranno di qui e leggeranno queste mie poche righe auguro di trascorrere un Natale nudo, sotto il cielo stellato di Betlemme. In compagnia della vera, unica luce del mondo…

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