Lungo la larga via che conduce alla fermata del tram che porta al Santo e a Prato della Valle, ad esempio, da anni e forse da sempre, c'è un gran presepio meccanico, dove, laggiù, distante, c'è la sacra famiglia col Santo Bambino, e davanti, tra grotte e casette in stile "Roma sparita", una donna fila la lana, i panettieri infornano rosette e filoni, un pastore circondato dalle sue pecorelle, suona il flauto e i panni stesi ballano al vento gentile.
Nascosto, nell'intrico di vie di questo moderno rione novecentesco, c'è un altro presepe, che mi ha mostrato ieri mia cognata, il quale è grande nelle statuine ed è tutto costruito intorno a un albero che dividendolo a metà, pare squadrare le scene e mettere ordine sul palco di Betlemme con il tronco e le sue deste radici.
Tornando dalla messa del Buon Pastore, questa mattina, sul cucuzzolo di una scalinatella, ecco un presepietto piccino, d'amore e zucchero...
E mentre ero lì che lo guardavo tra un ramo e la grata del cancello, una bimba da dietro diceva alla sua nonna: "Io, nel presepio, vorrei essere una pecorella rosa!" Mi giro, sorrido e lei mi fa da specchio e poi la guardo andar via nella sua giacchetta color rosa di maggio... Buon Natale!





