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giovedì 2 maggio 2019

Il signor Ovini



D’un tratto, mentre sono in coda alla cassa all’Esselunga, la memoria si accende e chiedo a mio marito, che mi è accanto: “Chi era il signor Ovini?”. Risposta, laconica di lui: “Il vicino di casa di mia nonna Vittoria, non te lo ricordi?" E mi passa un grande polipo e il tonno pinne gialle. E mentre infilo nelle diverse buste (freddo, caldo, detersivi), tutto quel che abbiamo comperato, ecco che mi sovviene, come in seppia, il volto dolcissimo di nonna Vittoria, baciato da profumate rose rosa, che fotografai tanti anni fa nella sala da pranzo di una casa affacciata sul mare allegro della Cala Zuccherina. Nonna Vittoria era lì con noi per trascorrer qualche giorno con il bisnipote e anche con il nipote e, siccome giù sulla spiaggia, non andava, si limitava a prendere un poco di brezza sul balconcino, annusando il salso, con i capelli buffi, tutti come vivi, in controvento…
L’ho amata da subito Vittoria perché fu lei, per prima, a darmi il benvenuto nella mia nuova famiglia. Alla figliola, mia suocera, che storceva il naso per l’arrivo della nuora romana, lei disse, tagliando corto in dialetto: “Non t'intrigar, la Ester  va benon…”. E mi faceva ridere tanto quando, in veneto stretto, raccontava delle avventure sue con le maldestre badanti che le avevano dato così tanti mal di capo. Per fortuna, diceva (e giù un sospiro), c’era il signor Ovini, tanto cara persona, che la aiutava un poco nel quotidiano andare. E sorrideva, compiaciuta. Lo immaginavo, io, quesrto signor Ovini tutto piccino e rotondo come un ovetto di Pasqua, di cioccolata bianca però perché ovini mi faceva pensare anche all’agnellino candido che mangiavo, piccina, di zucchero.
Il signor Ovini, grande e grosso, si materializzò al funerale della nonna e tendendo una manona, si presentò, con accento forte pugliese: “Piacère Pippo Jovine…”

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