Una mattina, di pochi
giorni fa, mi sono svegliata all’alba e il mare e il cielo, baciandosi, erano
tutti rosa, come se sull’aria e l’acqua si fosse steso un manto di seta del
colore dei coni delle fate. Aperta la finestra, Cala Girgolu, silente nel suo
bel maggio di gocciole e fiori, e tutta rugiadosa e tremula e rosata si è come
tuffata nell’anima mia e la quiete dell’intorno, impressa nel mio cuore, è
rimbalzata al vento, nell’eco dei gorgheggi dei tanti uccelli che, in festa,
salutavano la nuova mattina. Io, con loro, in ringraziamento. E mentre il vento,
sorto dall’alto dell’aldia, alitava sulle onde, increspandole, le dita rosa
dell’alba si sono fatte d’argento e cupa nuvola, in forma di cappello, è salita
in testa a Tavolara preannunciando pioggia e tempo da lupi. Ho chiuso la
finestra e, beata nel mio passato incanto, ho fatto, tra me e me, la lista di
quello che ho fatto e non ho fatto, dei lavoretti da fare ora oppure più avanti
nel solleone estivo.
E tra questi, il nuovo
libro (dopo il mio “C’ero una volta” che, incredibilmente – per me – su Ibs è
tra i best seller della spiritualità!) che, invece, se n’è rimasto, buono buono,
sulla madia, ad aspettare il suo turno. Qui a Cala Girgolu, quando vengo, la
scrittura mi par che si sfilacci e perda sostanza nella mia vita e altro occupa
anima, cuore e mente. Ci sono tante erbacce da strappare, piccole cose da
ridipingere, ci sono i (gatti) tanti da nutrire, il marito che chiede il suo
pane quotidiano. E c’è il mio angolino di paradiso solitario, sulla spiaggia,
quando – pur nel freddo – seduta su una roccia, in capo all’arenile, immergo
nell’acqua i piedi e osservo i girotondi incuriositi di salpette e saraghini,
osservo la timidezza dei gamberi che, a
marcia indietro, si nascondono tra l’alghe e mi perdo nei guizzi allegri dei
cefali che tutt’intorno a me danzano, argentati, la loro gioia di vivere nella vita segreta del mare…






