| Tante benniposh fiorite di merletti... |
Nel
dorato, mio, ritorno, in fondo al cuore le parole sante di chi so io e che
certo non svelo, mi capita, con l’anima allegra, tornata giovinetta, in ricamo felice di
margherite; mi capita, dicevo, di gironzolare
per la mia bella Roma e di trovarla, ahimé, sempre più avvilita. Mi pare, nel
camminare tra San Marcello e la Gregoriana, dopo un sorso d’acqua preso (e
grazie!) dal bottaio di marmo, di udire la sua voce triste in rimpianto di
tempi, passati, e assai migliori. Non sono certo io un laudator temporis acti,
alla maniera, diciamo così, di Marziale e Giovenale (i quali dimostrano che
sempre gli uomini sono tali e quali a se stessi…), ma mi piacerebbe – questo sì,
veder togliere dai Fori imperiali tutte quelle robe gialle della metropolitana
che rendono tutt’altro che imperiale il bel viale dove, in ave Cesare, gli
imperatori osservano, attoniti, il via vai dei turisti con bottiglietta d’acqua,
stecco per il selfie, iseguiti dai venditori di ombrelli anche quando splende
il sole…
Mi
piacerebbe anche che il Colle Oppio tornasse ridente giardino e non
accampamento urbano e stenditoio. In attesa, beata nel tramonto che prelude
alla sera dell’incantamento, corro a preparare la cena per la famiglia mentre
ripenso, tutta in me, a una chiesetta romita, arrampicata a mezza collina tra
il Quirinale e la Piazza Venezia, una chiesetta dedicata al Carmelo e
sconosciuta anche a certi professori della Gregoriana, dove la Madonnina è una
bambola vestita d’argento e di stelle dove e Gesù bambino somiglia tutto quanto
al mio Giovannino della Furga che è ancora mio, nonostante i tanti anni…
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