| Mi hanno donato tanti, tansissimi cachi e questo è il dolce mio, nell'arancio profondo |
Per motivi vari e a volte
anche un poco buffi, me ne sono andata in giro per la mia amata Roma a far
commissioni, prima fin su alla Chiesa di Santa Maria della Vittoria (in
silenzio davanti all’estasi di Santa Teresa) e poi giù a Piazza San Silvestro
che, con quei seggioloni di marmo e nessun negozio intorno pare oramai
condannata a fare da Sahara alla Capitale, fino poi, e ancora, al Collegio Romano, dove,
bello ancora e imponente, sonnecchia il gran palazzo che fu dei gesuiti e che
adesso ospita il liceo classico Visconti. E qui e lì, in un viavai festoso, a
piedi leggeri, guidata in balzo da Ermes, mi trovo a incontrare personaggi che
di solito si vedono in televisione e che visti così, da vicino, sono più o meno
come siamo noi, di carne e sangue e poco più. Sulla Via della Mercede, con
quell’aria un po’ così da politico in vacanza, incontro un verde (o forse ora è
del Pd, non lo so proprio…) ed ha la faccia della famosità alla quale neppure
so, oramai, associare il nome. Ma tant’è. Subito dopo, neanche a contar due, mi
trovo faccia a faccia, in occhialoni e coda di cavallo, la Carmen Di Pietro. Di
pomeriggio, poi, sul Lungotevere, il capello fulvo al vento, è proprio
Antonello Venditti che si fa ritrarre, in compagnia, in un selfie. Camminano
come noi, anche loro, nel traffico, nel frastuono romano, con sguardi spersi
(pure loro) in questo mondo che, in capriola, pare andare a zampe in su.
Allegria, mi dico, e felice continuo sui miei passi sicuri nell'oro acceso (anche troppo) di questa ottobrata romana…
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