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| Una bennibag color castagna del bosco per un autunno felice |
Di
Pamela L. Travers, fino a qualche tempo
fa, sapevo soltanto (come molti) che aveva scritto Mary Poppins (la cui serie,
tutta quanta in english, a righe azzurre
e rosa e verdoline ho letto ancora ragazzina, deliziata dalle avventure mie e di Jane e Michael…); sì, sì, sapevo
questo e niente altro. E siccome, non so perché, mi sono riletta per intero “Mary
Poppins comes back, trovandola una scrittrice in nome e cognome e di primissimo
ordine, ho cominciato (come faccio sempre per antica abitudine di innata
filologia) le mie ricerche. E ho scoperto che la Pamela (tutta miele) in realtà
si chiamava Helen , che non era nata affatto a Londra, ma in Queensland d’Australia,
che, donna di quaranta’nni (come Katherine Mansfield) si era innamorata –
diciamo così – di Gurdjieff e lo aveava seguito negli equlibrismi precari (per
me) della gnosi, scrivendo un libro dal titolo assai carino “What the bee knows”.
Ho scoperto anche che a quarant’anni suonati, bramando la maternità, si è presa
un bambino irlandese, strappandolo alla famiglia e al suo gemello. Sì, sì,
proprio così, ha adottato un gemellino e l’altro l’ha lasciato a casa sua… E mi
chiedo, e forse mi rispondo, perché mai lo ha fatto e quale gioco pericoloso
rincorreva nel suo volo d’aquilone con il parrot umbrella…
E
ho scoperto anche che la Mary Poppins le fu ispirata da una zia, Zia Sass, alla
quale ha dedicato un libricino davvero delizioso che io mi sono comperata in
inglese, ma che so – per chi lo volesse – che è stato tradotto da Sellerio
nella collana “La Memoria” (che mi piaceva tanto quando ancora era viva l’Elvira…).
Tra tutte, bellissimo è l’ultimo raccontino, dedicato a un irlandese, che nella
grama vita sua aveva un tesoro fatto di statuine in legno, un piccolo, prezioso
presepe, con canguri e koala invece delle pecorelle…

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