| Cuscini miei... |
Quando scende la sera,
più o meno verso le nove, dopo aver
messo a tavola i miei e sistemato la cucina, io sento, per davvero, che gli
occhi si fan pesanti e offuscato il vedere e le palpebre cascan giù come quinte
di teatro alla fine dello spettacolo e allora so, come lo sanno i cani e i
gatti che ancora vivono nel paradiso terrestre, che il sonno, gran signore dell’umanità
e di tutte le creature, mi chiama al suo talamo nuziale. Senza voltare uno
sguardo alla televisione accesa che, in tentazione perenne, mostra i suoi
fischi e i suoi richiami, mi ritiro nel io silenzio, a stare un poco – prima di
dormire – con chi so io, che è la fonte viva di acqua sorgiva, dove beve, in serenità, la mia anima liberata.
Mi fermo un poco a conversare, in gioia e canto, mentre accorre anche
Elisabetta e così passo in rassegna, nel buio stellato che m’abbraccia, la giornata per
esaminare i chiaroscuri e quel che mi è successo e come ho risposto alle tante
e troppe sollecitazioni. Serena, poi, mi allungo sul letto e dormo al tocco, in
celestiale paradiso. Come ritornata
bambina. E ricordo, ricordo che ero in Via Beccari e ancora fresca nell’argentato
mio domani, e correvo a letto per leggere qualche pagina di libro e poi
lasciarmi dormire. Leggevo, ricordo, “Marigold”, di Lucy Maud Montgomery, che è
una scrittrice canadese (che ho riscoperto nei racconti poco fa) e nelle tante
storie sue (ché Marigold è proprio lei, la Lucy piccolina) della “Nuvoletta tra
gli alberi”, mi perdevo e mi riconoscevo. Da lì, da quel nido primigenio di
storie e di memoria, è nato in me – lo so, lo so - l’amore per le parole che
ancora adesso, dopo il lungo viaggio nel mondo invisibile, mi accompagna, in
serenità, nel mio girovagar nel mondo con mani e piedi e occhi e orecchie e
tascapane.
| Piccola bennibag in danza di Medusa... |
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