Quando ero piccolina,
in Via Beccari, gli unici vicini di casa che avevamo erano Sormario e Ulisse,
zio e nipote (o almeno così si diceva e chi lo sa) che abitavano in una casetta
con pavimento in terra battuta in un terreno incolto il quale fiancheggiava
sulla destra, separato da una rete di ferro, il gran giardino della villa alla
cova e che portava, scritto su un cartello piantato a metà tra l’erba e la terra
(e chissà perché), il nome di “Salute”, scritto in stampatello. Piccolo così,
con le orecchie a punta da elfo, Sormario portava sempre una giacca color noce
e addosso un odore di fumo che gli veniva diritto dal braciere che usavano per
scaldarsi e per cucinare. La pelle era, mi pareva, di cuoio e i capelli radi e
bianchi. Tutto il contrario Ulisse, nero di capelli e di sguardo, e sempre in
sella alla sua bici che lo portava, nel volo del vento, fino ad Ariccia ad Albano e su su per il bei
colli romani che, quando il tempo era terso, vedevo in lontananza dalla
solitudine urbana di Viale Marco Polo…
Buono era Sorma che
regalava a noi piccoli Ponti (ma anche ai Salini) certi cioccolatini della
Perugina, incartati di stagnola color oro e azzurro (se al latte) e oro e rosso
(se invece eran fondenti). Bastava che, Vivian e io, spinte dalla gola e dalle abitudini
spartane d’allora, ci portassimo fin sotto la griglia e a sbraito: “Sorma!
Sorma!”. Usciva, piccolo così, con tra le braccia il fagottello di cioccolatini
che venivano, diceva, dalla Fao, dove lavorava Ulisse. Con Sorma, uscivano
abbaiando Birba e Zorro i due cani di casa. L’una a pelo raso, e snella con
orecchie e muso aguzzi, l’altro tutto di pelo e ballonzolante come se addosso
avesse troppa carne e pelo tutt’insieme. Poiché insieme a noi c’erano anche i
cani di casa nostra, Iago e Shilock, ecco partire la cagnara. Di qua, i nostri, di là,
i loro e su e giù, muso a muso, mostrando denti e abbaianno a forsennati, in una nuvola di polverone.
Mentre Sormario andava via col sorriso, usciva Ulisse, come un temporale, nero
di fuliggine e di rabbia e: “Ce l’avete na casa? Annatevene a casa!”, strillava.
Noi, piene di paura, via, di corsa, con il nostro tesoro che ho ritrovato ieri, sano, e anche di
altri colori che non conoscevo, durante la spesa settimanale alla Lidl. E solo ora, mangiando il
cioccolatino, mi accorgo che non ha il sapore d’allora e che quelli di Sorma,
nonostante Ulisse, erano molto più buoni...
