Custodisco, in un sacro
recinto nell’anima, un fuoco acceso sempre che mi fa sentir al caldo anche
quando fuori il grigio par che mangi il panettone e la speranza; custodisco,
dentro di me, il fuoco della Dea Vesta, sacra ai romani di cui, senza
meritarmelo, possiedo non so come un’antica memoria, come di sorellina minore;
custodisco questo bel fuoco e anche una stanzina d’oro, foderata di piuma d’arazzo
a fiorami, tessuti da mani d’angelo, dove vivono, vere e lucide di vita, le
scrittrici che sono state, cuore a cuore, anima ad anima, con me, in questo
lungo cammino cominciato ai piedi dell’Aventino e proseguito, di qua e di là, e
poi, in riposo lucente, nel Rione Monti, dove, felicemente mi stringe l’abbraccio
dei serpenti miei… In questo stanzino d’oro, dicevo, trovo Katherine e Dolores,
ed Elsa e anche Edith e Jeanne e Kate e altre che amo. Converso con loro, a
sera, quando al pari di Machiavelli, smetto i panni quotidiani di madre e di
sposa per donarmi, felice, al loro abbraccio.
Apro di rado la
porticina di questa mia segreta stanza perché, di rado, trovo sorelle nella
scrittura che, lucente lei pure, deve esser, per me, specchio della vita e carne
di verità. L’ho aperto, il mio usciolo solenne, per Bruna Cordati che mi ha,
diciamo così, presentato Michelle della Librinecessari. E ora anche la Bruna e
i suoi ricordi in danza, nella Pisella viva anche in me, come doveva essere in
lei, respira nel mio stanzino d’oro. “Il Paese di Pietra”, l’ho appena finito e
in questa lunga sera, in tempo d’attesa viva per il Bambino che nasce,
comincerò, felice, un nuovo libro di lei, dono di Michelle: Barga: il ricordo e
il racconto.

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