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| Bennibag color castagna e oro |
C’era, tutt’intorno, oggi,
nell’aria come un pulviscolo d’oro, sparso nel cielo e fin giù, al par di manto,
a toccar la terra; era, mi pareva, una porporina di miele uscita fresca dalle
bacchette magiche delle fate della notte; c’era, questa mattina. tutta quanta
rotonda, in quell’oro sospeso, la malia dell’ottobrata romana (che quest’anno
ai Monti – ahimè - non è stata celebrata), nel respiro ritrovato della terra pronta, in meritato riposo, a ritornar giù, novella
Proserpina, nelle caverne di Ade per dormire tra i morti e risorgere, poi, in
gloria e colori, a primavera. Mi pareva, stamattina nel mio andar veloce, nel
mondo ma non del mondo, da un impegno all’altro, di sentire addosso il mistero
bello che par perduto – e non è - affogato nel cemento e nell’asfalto della modernità.
Fortunata, io, nel fuoco acceso della divina Vesta (che ha il tempio rotondo poco più giù), ero sulla via del Monte
Caprino, in un boschetto antico, che guarda dal suo colle verde in balconate il
caos della Via Petroselli, laggiù, nello sfrecciar delle automobili. Sotto il
caos e sopra il cosmo, nonostante i pappagalli, tanti, che coprono, con il loro
aspro fischiare, il dolce cinguettar dei passeretti nostrani.
Sotto il caos,
sopra il cosmo. Nonostante le bottiglie di birra e i pacchetti di sigarette
(tanti) che ho raccolto con il mio bel kit color speranza, e buttato in una
pattumiera. Mentre sono lì che, inguantata, raccolgo, mi si fa da presso, come uscito dalle Metamorfosi di Ovidio, un
tipo sulla settantina, romano come è romano Rugantino e c’ha voglia di chiacchierare
e poco da fare. Mi dice: “Ma che è etrusca o romana lei?”. “Romana”, rispondo
senza smetter la raccolta. “Noo, a me me pare etrusca, forestiera”. “Romana”,
faccio io e comincio a seccarmi. E lui, boh, fa spallucce, credo, e sta per
andar via quando, dalla tasca del pantalone color castagna, tira fuori un
pacchetto vuoto di sigarette e lo butta a terra. Sta per girar sui tacchi e
scappar via, monello, quando, senza scherzi, appare il mio angelo nella persona
di un pizzardone grande e grosso che pare una montagna. “Io so etrusco e tu
raccogli”. O forse, chissà, è stato tutto un sogno nel cinguettare degli
uccelletti miei, felici per la pulizia del bosco sacro a Diana, sotto l'Arce del divino Giove…





