| Il mio tavolo al mercatino del Pigneto. Ci sarò anche domenica 22 con le bennibags, le bennirose, le bibi, le bennicards! |
Guardo poco la
televisione, ché mi sono a noia i bla bla di politica in cui mi pare di non
capire più nulla, mentre quelli, con le facce a volte pure antipatiche, se ne
dicono su di cotte e anche di crude, mentre io finisco per bruciare i
broccoletti siciliani a sfrigolare matti in padella come a chiamarmi “Ester,
Ester, siam pronti a che ti perdi..”. Non la guardo, no, dicevo, la signora del
nostro tempo e poco anche il computer, ma alla domenica sera verso le nove, su Rai Cinque cascasse il mondo, non mi perderei per nulla al mondo un programma
piccolo piccolo, di nicchia, come si dice, condotto da Claudio Strinati
che è storico dell’arte e musicologo e
uno di quelli di cui, mi pare, si è perduto purtroppo lo stampino. Insomma mai
mi perderei (e non succede) “Divini devoti”, che racconta, attraverso l’arte e
le chiese, i grandi ordini religiosi che sono stampella della Chiesa e, per me,
impronta e segno dello Spirito Santo nel mondo. La prima puntata, ecco i
Francescani nella Chiesa all’Ara Coeli, dove è conservato, purtroppo in copia
(che l’originale è stato rubato…), il Sacro Bambino che era, a Roma, tanto
importate e unico e regale che, quando passava lui, in corteo, il traffico si
fermava e anche il Papa…
La domenica seguente,
dall’Abazia di Subiaco, si parla dei benedettini, che mi sono cari per l’ora et
labora (che pratico) e per un altro motivo che alcuni sanno e altri no e di cui
non parlo. Ieri, invece, si è parlato degli agostiniani, che a Roma sono
titolari di due Chiese magnifiche: Sant’Agostino (appunto) e Santa Maria del
Popolo. Che meraviglia il mio Strinati, con l’umiltà dei grandi e la freschezza
delle persone di gusto, a raccontar di Caravaggio (che amo sì e un poco no), di
Carracci (che amo senza condizioni) e poi anche degli angeli del Bernini che
basta guardarli per sapere che li ha fatti lui… Che meraviglia, dicevo, e, se
il programma fosse iniziato a maggio, quando l’ho incontrato (per caso) in
piazza del Collegio Romano, lo avrei ringraziato, e tanto, perché è nelle radici
umide nostre la grazia rotonda di lassù e nell’oro del passato, nell'armonia del Quattrocento, il sentiero del futuro…
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