Esco di rado, la sera. E dormo presto, rapita nel silenzio che amo. Nel
sonno, che mi guida, ritrovo il mio centro e il sentiero chiaro,nel bosco,
ma ieri sera, con mio marito ci siamo ritrovati a Via Margutta, che è di Roma l’anima
buia, distesa com’è, placida e serena nonostante la crisi e Letta e Berlusconi,
sotto al verde, credo, di Villa Borghese. Eravamo invitati - lui, almeno e io
lo accompagnavo – a una cena vegetariana in onore di una certa associazione
animalista, nel giorno del compleanno di Gandhi, che è, per loro, Mahatma e
maestro. C’era infatti anche il vice ambasciatore d’India, ma il nome non lo
ricordo e non lo domandate…
Seduti a una tavola
apparecchiata con gusto moderno, arrivano le pietanze tutte veg, porzioni
piccole e colorate in certi piatti bianchi grandi come tante lune. I commensali
piacevoli e si parla, come si deve, di questo e di quello, nei piccoli
conversari quotidiani che restan sulle nuvole per non ferire nessuno. C’è una
bella giornalista della Vita in diretta e ci sono due simpatiche signore dell’ufficio
stampa e altri, laggiù, con i quali ho parlato poco, e c’è anche un beagle che
dorme mentre noi mangiamo. Si parla di tutto e di nulla, con quella riservata
mondanità in stile comunità europea che mette le manette alla spontaneità.
Finché però, e l’ora si è già fatta
piccola, il discorso, sia come sia, scivola su Napoli. E Napoli, che pure vive sotto un Vulcano nero, allarga i cuori
e nella risata ritrovata, genuina, vera, grande, un simpatico signore racconta
di lui che camminava con un amico sul marciapiedi napoletano, andando per i
casi suoi, e sente un clacson suonare a campanella e dai e dai finché non si volta:
e c’era una macchina proprio sul marciapiede che chiedeva strada a lui e dentro
un automobilista inferocito, con un bel paio di corna sul cruscotto… Viva
Napoli!

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