Davanti alla Librinecessari
(dove Michelle accende col sorriso la voglia di leggere a chi passa per la via degli Zingari ai Monti) ci sono, a volte,
degli scatolotti di banane e dentro libri e volumi sull’universo mondo a pochi
euro. A me fan gola sempre e sempre ci perdo quei, diciamo, quindici minuti di
gioia perché vi trovo, a volte, il mio passato (miei autori, miei passioni
antiche) e altre libri che paion dirmi “comperami, comperami, Ester, e non ti
deluderò”. A volte, poiché ho la testa piena di pensieri, compero anche dei
doppioni perché non ricordo se il tal libro l’ho preso in biblioteca (e quindi
l’ho restituito) o, invece, l’ho acquistato e se ne sta a dormire chi sa dove
tra gli scaffali molti che ornano la casa…
Così ieri, eccomi trovar,
tutta contenta, i ricordi di Massimo D’Azeglio, che sono, per me, lume di
scrittura, con quell’ironia garbata, tutta piemontese, che era di quei tempi
ben educati. Mi piacciono i ricordi di D’Azeglio (li ho doppi, ohimé, uno della
Bur e l’altro neppure ricordo l’editore), soprattutto lì dove racconta della di
lui, spartana, infanzia e dei suoi giri giovanetti per i Castelli romani ancora
papalini. Mi piace e quanto mi piace scoprir che in famiglia non era il signor
ministro con i gran baffi ottocenteschi e neppure Massimo Taparelli marchese di D’Azeglio,
ma più semplicemente Mammolino. Così come Francesco De Sanctis, il gran
letterato, l’autore della Storia della letteratura italiana, anche lui
ministro, era per i suoi (si legge nella sua autobiografia “La Giovinezza”) semplicemente
Ciccillo…
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| Sopra Ciccillo, sotto Mammolino... |


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