Seduta, il muso in cuore,
con il mio numeretto in mano (sono B28) eccomi al piano interrato di una grande
libreria che apre le sue porte vetrate al limone e al neon sullo struscio romano.
I libri, seduti pure loro, in piedi, distesi in quelle bianche scaffalature mi paiono
tanto tristi , pigiati in un supermercato d’amuchina dove si vende carta e pensiero
invece di merendine e Coca cola…
Seduta, sullo zoccolo smilzo di un ripiano
stracolmo di improbabili quaderni che della scuola fanno strame, sono lì, tra
altri genitori (e rari ragazzi…) ad attendere il mio turno per comperare i
libri di scuola. Dietro il banco, un viavai di commessi, alcuni svelti altri
meno, che, pestando su una specie di pistola, fan correre i numeretti accesi di
rosso del display. Servito il numero E45. Il che tradotto in tempo vuol dire
almeno due orette buone di attesa perché dopo aver terminato la E si ricomincia
da 1 con la A per poi passare, a Dio piacendo (e alla sottoscritta) alla
lettera B…
Leggo un poco, osservo le
persone, cerco di non pensare al fatto che siamo chiusi là sotto e non c’è
neppure una finestra per guardare il cielo, quando, d’un tratto, ecco apparir
tra la folla un tipo alto, dinoccolato, i capelli sulla nuca schiacciati come
se fosse appena uscito dalle coltri. Oddio, lo riconosco: è quel Paolini che si
ficca sempre dietro ai mezzibusti per investire in famosità. Lo riconosco io e
molti altri. Lui parla, conciona, spiega i massimi e i minimi sistemi , il
mondo è suo e giovani e meno giovani gli fanno crocchio intorno. Qualcuno, tiè, gli chiede pure
un autografo. Se entrasse, vivo, Pasolini, ci scommetto, la gente neppure lo
riconoscerebbe…
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| Umanità salernitana |

:)
RispondiElimina:) la foto del cartello oscura il post...i napoletani sono inimitabili.
buona giornata Rita