Bianco, o meglio
grigio, e verde, alto col muso a roder
le rotaie, con quell’aria da can barbone bastonato, il treno per Vietri a mare preso alla stazione
metropolitana di Via Vernieri, a Salerno, ci porta finalmente a fare il bagno,
dopo aver trascorso mattine e pomeriggi perduti tra le rovine di un passato che
ancora sento in gola e forse anche più giù, dalle parti dell’anima dovunque
essa si trovi... A Paestum, ad esempio, nel museo bel fresco che accoglie noi
turisti assetati, ho trovato un Dioniso piccino, in culla che pare tutto quanto
Gesù bambino, se non fosse che il primo, pagano, ha tutto per di fuori e l’altro,
pudico, uno straccio bianco a far da schermo a ciò che deve restar nascosto
secondo la nostra Santa Madre Chiesa…
Ma torniamo a Vietri e
al mare che è già quello pervinca, ricamato di spuma, della Costiera
Amalfitana. Si raggiunge, dunque, la stazione desolata, da dove è tutt’azzurro
l’orizzonte e, lemme lemme, si scendono tre rampe di scale nere come il
Vesuvio. Ognuna ha il suo rotolo di strada dove si corre a matto e quasi ci si
lasciano le penne. Siamo in paese, nel paese dell’incanto della ceramica. Ci
sono tazzine e mattonelle e tazze e certi pesci, affacciati sulla piazzola del
belvedere, che han le pance tonde e in bocca i fiori. C’è tempo per un giro e
per qualche acquisto. Un piatto, tre tazzine, una mattonella, poi via, con il
bussino, ai lidi. Che poi, alla fine, è uno e si chiama Rosa dei Venti. Lettino, ombrello e sdraio fa 17 euro e olè.
Che bel freschino sulla riva, seduta, a mollo, guardo le scie bianche che
lasciano i motoscafi e, con la mano, passo e ripasso tra le dita i sassetti che
fan da spiaggia alla battigia. D’un tratto, oh che cos’è? Un sassolino? Un
vetro leccato dal mare, di quelli che cercavo, bambina, a Cala dei Gigli? Nossignore è un pezzetto di ceramica, senza spine
aguzze, che le onde han lucidato e fatto liscio e bello più di tutto ciò che
sta, lassù in paese, nelle botteghe. Lo raccolgo e spinta dal mio naturale amore
per il bello, mi metto alla ricerca del tesoretto. Cerca e cammina, su e giù nel
dondolar del vento, mi trovo con un pugno pieno d’incanto di Vietri in pezzetti
rotondi e a forma di petalo di fiore. Tornata all’ombrellone, li metto insieme in forma di fiore, come piccole poesie: i miei fiori di Vietri. Fiori che non somiglian agli altri, più eleganti, signori a guardare i turisti dalle vetrine. Ve li regalo i miei fiori su un prato verde di cartoncino bristol insieme al mio bambinello di
Paestum…


bellissimi!! :)
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