Con questi pensieri a gomitolo in testa, eccomi a camminar per spicciar certi fastidi, lungo la via del Babuino che è viottolo d'ombra e preziosa nel riverbero del diavolo dell'estate romana. Cammino cammino e, giunta di fronte al brutto sileno che dà il nome alla strada, mi fermo per antica, solenne devozione verso gli spiriti dei crocicchi e dei boschetti, spiriti dell'acqua sacra, che erano e sono anima segreta della mia bella Roma antica. Sono lì di sasso e sale, con una voglia in cuore di confidarmi con codesto antico signore parlante; sono lì perduta nella vita segreta del babuino, che ha capo bianco e corpo nero e che par beffarsi, nel suo sorriso sbieco, di macchine e passanti, quando non so perché, o forse lo so ma spiegarlo è come risolvere il teorema di Fermat, mi sovviene la memoria di nonna Stella che per sapere l'ora esatta componeva - infilando l'indice nel disco trasparente e traforato del telefono antico, color grigio topo - un certo numero (mi pare il 16) e quando, alla risposta, la voce registrata della centralinista ripeteva come in un mantra ipnotico, che so, ore 15 e 25, ore 15 e 25, mia nonna con vocina di flauto diceva: "Grazie signorina". E metteva giù la cornetta, tutta contenta, come se avesse ritrovato una sorella..
lunedì 25 giugno 2012
Voci romane al Babuino
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