Non so se vi ho
detto (ma ve lo dico ora) che, da questa sera, le mie bennibags, nuove nuove,
appena uscite dal forno, saranno in vendita alla Festa dell’Unità, che si
srotola gonfia di speranza, nel deserto politico di quest’ultimo anno, sui
prati verdi della Passeggiata archeologica, lì dove Numa Pompilio, re sabino di
una Roma ancora in fascette, incontrava la ninfa Egeria, che lo doveva
illuminare nel percorso. Non in compagnia di Numa saranno le mie bennibags, ma di
Gianpiero, un amico, un libraio (http://www.libridiieri.it/), che nasconde in cipiglio, dietro barba e baffi sale e pepe, un cuore
grande E siccome loro, le bennibags, sono borse
letterarie (o almeno io le vedo così perché sono nate dalla testa mia, tutta
quanta piena di titoli e papiri), stan
benone in compagnia delle prime edizioni e dei bei libri di Giampiero: per mano a Pasolini e a Dolores Prato. Così come, da qualche mese in qua, se ne
stanno, buone buone, le bennibags, nella piccola libreria di Michelle dal nome evocativo di “Libri necessari” (http://www.librinecessari.it/) in Via degli Zingari, al rione Monti; un rifugio
d’anima per poeti e pittori e artisti nella terra desolata del mondo nuovo, al neon, che
fugge...
E ora basta col
contorno d'insalata e passiamo al sugo. Ero, dunque, andata a portar le bennibags a
Gianpiero in un certo bar sulla Via Urbana dove il caffè, buono, è di marca
Illy e le geometrie del locale moderne. Ma siccome io, agli appuntamenti,
arrivo sempre quel quarto d’ora prima, che fare che non fare, mi infilo nella
piccola chiesa di San Lorenzo in Fonte che una facciata quasi non ce l’ha, schiacciata spalla a spalla com’è tra due palazzi, ma una
storia eccome, e scendo giù, fino al carcere di Lorenzo, che doveva bruciar,
martire, il dieci agosto, sulla sua graticola al Foro romano. D’ombra la chiesa e d’ombra la prigione,
emergo sulla strada mentre l’ora mangia secondi e minuti e appena, da lontano, scorgo il
motorino di Gianpiero, mi passa davanti una certa signora, con un pupo per
mano. Giovane la tale signora non è certo, e somiglia un poco alla Magnani
nella rotondità della matrona, una Cornelia moderna col suo Gracco. Il ragazzino ha in viso il pianto e la signora,
col petto già davanti alla Chiesa - che i più non sanno neppure essere
intitolata a San Lorenzo – strattonandolo gli fa: “A Lorè io te
rimeterebbi in priggione…”. L’avrei abbracciata.

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