Ogni martedì
e giovedì, prima che la Mimma diventasse una di famiglia, a
fare i servizi in casa veniva una certa Caterina che, per via
delle sue radici calabresi, si era guadagnata, chissà poi
perché, il raddoppio di tutte le consonati del nome. E dunque
era “la Catterrinna”. Questa Caterina qui, nera pece, con il naso
che le pioveva sul mento, a me pareva una fattucchiera. Pasticciava con
erbe e unguenti e in tasca, cascasse il mondo, aveva sempre un mazzo
di tarocchi che era pronta a sciorinare sul tavolo e due chicchi di sale grosso buoni, diceva lei, per scacciare il maluocchio. Generosa di
carte, avara di parole. Gli occhi di pepe parlavano…
Un giorno si
presentò con due delle tre figliole. Non ricordo i volti delle
bambine, che erano più o meno coetanee mie, ma i loro nomi sì
che li ricordo. Eccome, La più grande si chiamava Selene,
Trigonella la minore. Nomi da friggere in padella per Regina, nomi
che a me, invece, restarono cuciti all’anima. Molti anni più tardi
seppi che Selene era la Luna. Trigonella restò un mistero
finché un pomeriggio d’inverno andai con marito, figlio e
suocero a visitare l’orto botanico di Padova. Un luogo di silenzio,
vuoto di gente, pieno di spirito silvano. Vidi la palma di Goethe,
una verde vegliarda, vidi ciliegi giapponesi e, nelle serre dove si
respirava vapore condensato, persino delle piante carnivore che mi parvero tali e quali alle loro sorelle... Ma fu tra le umili pianticelle
officinali che ritrovai, con gran sorpresa, la mia Trigonella. Un
fragile arabesco verde per streghe calabresi…

fieno greco. :) dicono faccia bene per il diabete.....le streghe sono erboriste.
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