E ora che la scena è ben chiara, riavvolgiamo il nastro e prepariamoci alla gita, organizzata di buon mattino - quello stesso giorno sul quale poi calò la cortina della notte - dai gemelli. Tutti a bordo del vaurien, con le vivande e il thermos dell'acqua, e via per un pic nic allo spalmatore bianco di Capo Coda Cavallo che allora non aveva sul dorso case, casette, e piazzette e perfino un locale e un ristorante, ma era una lingua di terra di silenzio solenne e di vento e di infiniti voli di gabbiani. Siamo tutti e cinque a bordo e sale anche Jane, la signorina australiana, che ancora oggi mi è cara più di una madre.
Il mare è calmo, il sole chiaro, in due ore siamo sulla spiaggia e corre la giornata, serena. Con l'imbrunire, la grande idea dei gemelli: perché non campeggiare sulla spiaggia. Un'idea luminosa. Sento ancora la voce di Jane: "Ma certamente nou!". Il resto l'ho già raccontato: non così la sgridata ai gemelli che accese la spiaggia d'ombra e di lumini di torcia impazziti che accolse noi naufraghi a mezzanotte e dintorni. Rimproveri e grida, ai gemelli, entrarono da un orecchio e fischiarono via dall'altro. Per tutta la vita.

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