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giovedì 29 ottobre 2020

Al Mercato Trionfale


Per andar da un certo mio consulente, diciamo una volta ogni sei mesi, prendo la metropolitana A fino a Ottaviano e da là, a passi svelti, in due spiccioli di minuti sono, mascherina in faccia, davanti a Cristiano. In un fiat l'abboccamento nostro è concluso in gloria e ognuno sui propri passi fino alla prossima. Ora, libera, eccomi a vagare tra i banchi del Mercato Trionfale, che, se siete romani e ancora non lo conoscete, vi invito a visitare. Prosciutto tagliato al coltello, mozzarelle di bufala (quelle del Casaro ve le consiglio proprio...) buone più di quelle che ho comperate a Cassino, funghi porcini che spandono il loro profumo fin nel banco successivo. E poi pane croccante, ramazze e stracci, frutta a tutti i prezzi e sempre ottima: uva pizzutella, arance a 1 euro e 50 al chilo, pomodori a grappoli con una puntina al fondo che li fa rassomigliare a tante pantofoline rosse di emiri..

E poi, dulcis in fundo, c'è un bel banco di stoffe, con tanti cotoni colorati, anche natalizi, a 8 euro al metro e poi anche stoffe invernali, in rotoli, che fanno da scenario al burbero proprietario del banco, chino sul suo cellulare, che ha voglia di parlare con me come un bambino con l'uomo nero. Non posso comperare nulla perché, nel mio negozino di Misshobby, ho venduto una borsetta appena e non mi sono ancora rifatta dei soldi spesi per aprirlo sicché con il magone tiro diritto e mi perdo nell'arancio acceso dei bottoncini a forma di cuore, caramella, leoncino, sole, di un bel banco dove vendono montagne di lana colorata e appunto i bottoni bellini che avevo trovato soltanto a Monaco di Baviera. Presto, via, avanti, è ora di tornare a casa e con una riverenza saluto tutti quanti, levandomi per l'occasione la mascherina...

domenica 25 ottobre 2020

Il cammino di San Benedetto

 

Per un figlio che si laurea...



Nell'augurar una felice domenica, vi inoltro il link dove potrete leggere, se viva, il mio viaggio in sogno lungo in cammino del Santo che mi ha donato il suo bel nome.

Qui: https://www.informazionecattolica.it/2020/10/25/il-cammino-di-san-benedetto-300-chilometri-da-norcia-a-montecassino/

Oppure anche qui: https://storiediterritori.com/2020/10/20/il-cammino-di-san-benedetto/


mercoledì 21 ottobre 2020

Ada Negri è viva

Boho bennibag  https://www.misshobby.com/it/negozi/bebaboutique
Ieri mattina, seduta su un rosso divano affacciato su un albero scapigliato di Via Clementina, ho scoperto una nuova amica d'anima e una scrittrice di pura razza italiana, con tutti i puntini sulle i e grammatica e sintassi al posto giusto. Parlo di Ada Negri, poetessa famosissima nel primo Novecento e oggi completamente dimenticata, sepolta, buttata via. Ma è un grandissimo peccato! Perché Ada, che era anche una bellissima donna, ha scritto delle poesie bellissime e anche tanti racconti che io ho cominciato a leggere con la voglia di non lasciarla più. E' dunque una gioia, per me, parlarne qui, nel mio micro-blog che ha sempre dato voce alle mie amiche che non ci sono più, ma che sono vive, in fiamma d'amore, molto più di quanti, sepolti vivi, girano oggi, con gli occhi perduti e bocca, naso e bazza avvolti dalla orrida mascherina...

E se il signor Conte (che non è conte) ha dovuto chiedere alla Ferragni (che non è nessuno, per me) di invitare i ragazzi a indossar la mascherina, vuol proprio dire che non bisogna metterla perché la Ferragni, secondo me, è tutto fuorché educativa ed è perfetta comparsa nel mondo al contrario in cui siamo precipitati grazie ai Cinque Stelle (che supplicavo tutti di non votare!). Un tempo avevamo la Regina Margherita, poi sono arrivati gli Agnelli, come una famiglia reale, ora abbiamo, al posto dei Savoia e degli Agnelli, una tipa bionda con un marito chiamato come una compagnia di spedizioni e tutto ricoperto di tatuaggi. Con un bambino, pur bello, usato alla maniera di una vetrina di Via dei Condotti. Poveri noi! Bè, perlomeno possiamo ancora dirci italiani, il popolo che ha dato il suo magnifico tutto in giro per il mondo, e possiamo leggere questa poesia di Ada Negri che è davvero incantevole:

Campanella d'argento, del convento
qui presso: voce di lontana infanzia
è in quel fresco tinnire, che mi giunge
or si or no nell'ore più raccolte

della giornata, e meglio all'alba, quando
mute sono le strade e muto è il cielo.
Torno bambina: ho la treccia al dorso, asciutte
gambe di capriola, occhi ridenti
pieni d'aprile: vo con la mia mamma
a messa, per viuzze ancor nel sogno
del primo albore, colme d'un silenzio
abbandonato, che sol rompe un'eco
di campanella: - oh, mai non fosse, mamma,
venuto il giorno a dissipar quell'alba!

 

giovedì 15 ottobre 2020

Camping le Pignacce, grazie Mario!


 Cari amici (pochi) del mio blog, questa sera ho avuto una sorpresa bella e un grande regalo da parte di Mario, che mi ha scritto, raccontandomi i suoi ricordi, teneri, sul Campeggio Le Pignacce, dove regnava Giuliano, e dove Mario bambino ha passato delle estati indimenticabili...  

E ora, a passetti gentili, lascio il palcoscenico e regalo la vetrina a Mario e ancora grazie, grazie!

,  Gentile Ester,


grazie per la pazienza dato il forte ritardo nella risposta. La pubblicazione non mi dispiacerebbe per il fatto che sarebbe bello rintracciare altri ex campeggiatori delle Pignacce per scambiare rimembranze su quel luogo magico. Per lei che non ha avuto la fortuna di conoscerlo ecco alcuni ricordi e considerazioni.
Il camping Le Pignacce era per noi bambini una sorta di paese dei balocchi, dove ogni gioco e avventura era possibile; era come il mondo di Pippicalzelunghe, dove ci si poteva muovere liberamente senza costrizioni; era come quella casa nella prateria, immersi nella natura, tra la sconfinata pineta maremmana e l'enorme spiaggia.
Ogni estate, abbandonata Milano di notte per viaggiare più freschi eccoci catapultati all'alba a Marina di Grosseto dove ci accoglieva Giuliano, un omone che si presentava sempre a torso nudo e in pantaloncini, con la sua voce calma e profonda. Abbiamo trascorso più di dieci estati in quel paradiso. Mio padre era diventato molto amico di Giuliano, tanto che, avendo una fornita cassetta degli attrezzi e una certa dimestichezza nei lavori manuali, spesso lo aiutava a risolvere alcuni problemi tecnici, come ad esempio la riparazione del grosso serbatoio dell'acqua che a volte si otturava. Essendo poi io innamorato delle tartarughe di terra, che abitavano la pineta, Giuliano me ne regalò una da portare a casa.
Nel campeggio avvenivano anche fatti inspiegabili, come la nascita di amicizie con famiglie straniere, soprattutto tedesche, senza sapere una parola della loro lingua. Ancora oggi dopo 50 anni possiedo alcuni oggetti ricevuti da loro come regali natalizi.
Giunti al campeggio mio padre imprecava, per usare un eufemismo, per qualche ora durante il montaggio della grossa tenda a casetta dotata di veranda e cucinino, ma poi per quasi un mese si godeva la pace della pineta nonostante il suono di milioni di cicale...
Per evitare che questi ricordi diventino un romanzo, sono costretto a fermarmi qui, anche se potrei andare avanti per pagine e pagine, raccontando ciò che è stampato nella mia mente per sempre.
Saluti Mario.

mercoledì 14 ottobre 2020

In Via Marcantonio Colonna, sotto la pioggia.


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Ieri pomeriggio, alle quattro e tante, seduta su una panchina che sonnecchia lungo la Via Marcantonio Colonna, a distanza di sicurezza dal mondo, mi sono tolta la mascherina e ho respirato libera il delizioso profumo della pioggia, il sapore di bagnato sulle labbra, la brezza odorosa di libertà e me ne sono rimasta lì, beata, tutta in me, mentre scendevano le prime gocciolone di pioggia. Ai miei piedi, come in sfarfallata danza, tanti piccioni speravano che, dalla bennibag, tirassi fuori un crostone di pane, qualche briciola, un biscotto, ma io nulla avevo ed ero, nel mio grande, una di loro, incurante dell'acqua che scendeva dal cielo. Creatura tra creature, nutrita dalla pioggia celeste, ho trascorso qualche minuto d'oro, nel pensiero raggomitolato lassù, pensando a Cotcot che, in Sardegna vive tra il ponente e la pioggia e non ha dove andare...


Io, invece, avevo dove andare e, senza aprire l'ombrello, rimessa al suo posto la tortura di stoffa bianca che mi benda labbra e naso, ho preso a passi lenti a camminare verso la mia meta e mentre camminavo ho visto un piccolo paradiso in terra: un ragazzo e una ragazza che si baciavano appassionatamente, respirando loro pure il bel fresco del ponentino romano. In barba al covid, alla distanza sociale e a tutte le restrizioni che ci fanno vivere in questo tempo a gambe all'aria dove mi trovo come un gatto su Marte. Sorridendo, li ho oltrepassati e tra me e me li ho benedetti... 

La borsa che è in alto, qui è nella sua etichetta con tigrotta rossa...