Guardo poco o nulla la
televisione per motivi che sarebbero tanti da elencare e anche un poco tediosi
sicché, liberi tutti. Guardo, dunque, poco la televisione, ma a volte, quando
la sera cade e il giorno smuore nella lontananza, con il suo dolce carico di
gioie, mi piace sedere di fronte alla tv per “Little big Italy” che racconta la
cucina italiana in giro per il mondo. Il conduttore, Francesco Panella, è certo
il proprietario (tra le tante) di una panetteria all’Esquilino dove a volte
vado ed è una festa per occhi, bocca e naso. Ma avanti. Mi piace, dunque,
andare a Lima, a Buenos Aires a New York a vedere che cosa combinano dall’altra
parte del mondo con i nostri semplici ingredienti che fan la gola dell’universalità.
E anche se non guardo mai il programma fino in fondo né so chi vince e chi no,
imparo cose che non sapevo e forse neanche voi.
Ho scoperto ad esempio
che i peruviani vanno ghiotti per il panettone e che lo mangiano l’anno intero,
producendolo oramai in Perù, copiando noi piccoli così al confine dell’Oceano.
Ho scoperto che in Canadà, gli italiani, che tengono caldo il cuore tra le
colline loro tricolori, si sono inventati
una eolingua che mischia italiano e inglese in allegra armonia. Il pane dunque
diventa breddo, il furgone il trocco e il cortile il backiardo e così via in
festosa invenzione che poi è il modo stesso in cui, per esempio, dal latino si
sono formate le lingue neolatine, e tra queste il nostro caro italiano. Così,
ringrazio Francesco Panella che mi porta in giro per il mondo, stando seduta su
mio sofà, a vedere come l’Italia, che è il più bel Paese del mondo, nonostante
la crisi e tuto quanto, continua a dar cuore, anima e pane…


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