Pagine

martedì 8 ottobre 2019

La giacca di Sem


Tra tutti i balli dei diciotto anni dove sono stata invitata durante la mia primavera, bello e memorabile fu, senza dubbio, quello di Diamante M. che era bionda, elegante, nasuta e molto molto divertente. Come sua madre, che, ai tempi, era una vera celebrità e oggi un poco dimenticata insieme con il pittore del quale fu musa bionda e invadente al Palazzo del Grillo.
Il castello Odescalchi fiaccolato, rivestito di gloria come ai giorni delle Crociate splendeva negli eleganti vestiti lunghi delle giovanette e negli smocking essenziali dei ragazzi. Festa di luci d'intorno e musica nelle orecchie che invitava noialtri alle danze e alla spensieratezza.
Io, nel mio lungo abito  nero scollato, ero al tavolo bianco della festeggiata quando  arrivò il momento di soffiar le diciotto candeline sull’enorme torta candida  e zuccherina e così finii, appena dietro a Diamante con le gote rotonde a insufflar l’aria, in una foto sull'Espresso (che i miei fratelli, con sfottò mi fecero trovare al mio posto nel desco famigliare…). Una foto che mi racconta com'ero, occhi negli occhi con la verità che cercavo anche allora, tra trousse e falpalà.
A un’ora tarda e buia arrivarono gli spaghetti di mezzanotte e poi, quando già l’alba tingeva di rosa il cielo, i cornetti caldi alla crema. E’ sempre la giacca di Sem (che Francesca e io chiamavamo, chissà perché, Sem il vaccaro…) che ha riaperto questa mattina la porticina del cuore e i ricordi filano fuori, in dolce rimembranza. Ma voltarmi indietro non posso e non voglio. Il mio oggi mi chiama al dovere e, felice, stendo sul tavolo della cucina la pasta sfoglia per formar, con petali di mele, tante rosette dolci per chi so io…

Nessun commento:

Posta un commento