Tra tutti i balli dei
diciotto anni dove sono stata invitata durante la mia primavera, bello e
memorabile fu, senza dubbio, quello di Diamante M. che era bionda, elegante,
nasuta e molto molto divertente. Come sua madre, che, ai tempi, era una vera
celebrità e oggi un poco dimenticata insieme con il pittore del quale fu musa
bionda e invadente al Palazzo del Grillo.
Il castello Odescalchi
fiaccolato, rivestito di gloria come ai giorni delle Crociate splendeva negli
eleganti vestiti lunghi delle giovanette e negli smocking essenziali dei
ragazzi. Festa di luci d'intorno e musica nelle orecchie che invitava noialtri alle danze e alla spensieratezza.
Io, nel mio lungo abito nero scollato, ero al tavolo bianco della festeggiata quando arrivò il momento di soffiar le diciotto
candeline sull’enorme torta candida e
zuccherina e così finii, appena dietro a Diamante con le gote rotonde a
insufflar l’aria, in una foto sull'Espresso (che i miei fratelli, con sfottò mi fecero
trovare al mio posto nel desco famigliare…). Una foto che mi racconta com'ero, occhi negli occhi con la verità che cercavo anche allora, tra trousse e falpalà.
A un’ora tarda e buia arrivarono gli spaghetti di mezzanotte e poi, quando già l’alba tingeva di rosa
il cielo, i cornetti caldi alla crema. E’ sempre la giacca di Sem (che
Francesca e io chiamavamo, chissà perché, Sem il vaccaro…) che ha riaperto
questa mattina la porticina del cuore e i ricordi filano fuori, in dolce
rimembranza. Ma voltarmi indietro non posso e non voglio. Il mio oggi mi chiama
al dovere e, felice, stendo sul tavolo della cucina la pasta sfoglia per
formar, con petali di mele, tante rosette dolci per chi so io…

Nessun commento:
Posta un commento